Napoli, 2014 da Favola e Higuain assicura: “Pronti per tutto”

HIGUAIN 2910L’inizio dalla fine è un’orgia scolpita nella memoria: e in quei flash che si accavallano, centoventi minuti di calcio e poi la rumba dei rigori, ciò che resta, che avanza, che stordisce, che scuote, è la scossa d’adrenalina sul miracolo di Rafael, la felicità afferrata tra le dune e trascinata in quest’inverno torrido, perché vincere scalda. «Abbiamo battuto una grandissima squadra ed abbiamo dimostrato il nostro valore. Forse un successo del genere può aiutarci anche in campionato per trovare la continuità che ci è mancata finora. Ma io ci credo ancora, faremo un gran semestre».

RE… WINNER. L’inizio dalla fine è un replay a ritroso nel 2014 che comincia con il diciottesimo rigore ed atterra sino a Bologna, il diciannove gennaio, la prima di ventiquattro reti per un anno solare nel quale infilare una coppa Italia ed una Supercoppa, il dolore per la sconfitta nella finale del Mondiale e la delusione per l’eliminazione di Bilbao in Champions. E però, riguardandolo bene, è un anno egualmente niente male, il trampolino di (ri)lancio verso il terzo posto ed una dimensione onirica da regalarsi – costi quel che costi – per il 2015. «Perché noi abbiamo valori che sono stati ribaditi nella finale con la Juventus e quando giochiamo come sappiamo».

FLASH. Si scrive Higuain e si ripensa a quella collana di perle che è nelle reti o negli assist, alla prestazione sublime di Doha, un leader (per assecondare Benitez) mica solo un centravanti, un goleador carismatico, che va al di là dell’esultanza, che s’erge a protagonista e diviene il totem d’una squadra che gli gira intorno e lo sostiene. Higuain è racchiuso nelle due ore del Qatar, la testimonianza palpabile d’una bulimica esigenza di prendersi qualcosa (la Supercoppa) e portarsela a casa, la voglia matta di sfrenarsi, di lasciare il segno, di allargare la bacheca e di farlo però attraverso una notte prestigiosa.

MULTIPLO. La doppietta di Doha (e quella con il Milan), la tripletta con la Lazio (e quella con il Verona), gli assist (che Callejon ha impreziosito: per esempio a Marassi con il Genoa, per esempio a Reggio Emilia sul Sassuolo), per cancellare quella vena di malinconia che lo stava possedendo, dopo aver sbagliato il rigore con il Chievo ma, soprattutto, dopo averne visto un altro parare da Sportiello, a Bergamo, al novantaduesimo, e quella volta furono due punti bruciati in un momenti in cui il gioco (fluido) entusiasmava. Ventiquattro volte Higuain (e poi c’è anche il venticinquesimo, che sarebbe il «suo» rigore, nella serie dei cinque, di Doha) e sempre di gran fattura (la rovesciata con la Roma, ad esempio, è da sigla d’una lezione per i centravanti), testimoniano la sontuosa classe d’un attaccante che Benitez ha voluto investire di responsabilità morali nei confronti d’un gruppo nel quale si erge: «E quelli più bravi devono stare sempre davanti».

LA RISPOSTA. I giorni cupi di dicembre (completamente all’asciutto: ultima rete segnata, al Cagliari, il 23 novembre) si sono dissolti a Doha e i tanti (troppi) pareggi in campionato sono stati bruciati da quell’Higuain che ha divorato la finale con una voracità singolare ed una dedizione speciale: era la Supercoppa la missione che si era imposto nelle settimane tristi, mentre gli era toccata qualche panchina per farlo riposare un po’ ma anche per lasciar spazio a Zapata. E però, intanto, rischiava di chiudersi un 2014 con un bel po’ di malinconia, perché intanto Juventus e Roma sono già volate via e lo scudetto sembra un affare per quelle due indiscutibili protagoniste: per ora, comunque, c’era la Supercoppa ed Higuain l’aveva detto ai compagni, «andiamo a prendercela», ma l’aveva imposto soprattutto a se stesso, per dare un senso a quei ventidue gol. Doha sembra quasi segnare lo spartiacque, una sorta di frontiera oltre la quale il Napoli del Pipita può ricominciare ad essere se stesso, a giocare il suo calcio verticale, ad offrire spettacolo o comunque a dimostrare carattere: la doppietta di Doha può far da volano, perché ormai è chiaro che Higuain non finisca qua. «Abbiamo dimostrato di essere forti e di avere valori. Saremo protagonisti ancora».
Fonte: Il Corriere dello Sport

Carmine Gallucci

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