NAPOLI – Possiamo dirlo? Mercoledì sera al San Paolo, l’uomo del destino era sì un argentino, ma in campo, non in tribuna, a fianco di De Laurentiis. Il cuore del Napoli, l’anima del Napoli, il fuoriclasse del Napoli, oggi si chiama Gonzalo Higuain. E il suo presente a colori vale il futuro di una società, di una squadra, di una popolo, finalmente non più costretti a farsi venire il torcicollo, per inseguire all’indietro, nei sogni, il Pibe che fu, per addolcire le difficoltà contingenti.
Che Diego Maradona abbia partecipato a quella grande festa azzurra infatti deve essere considerato un accidente perfetto della cronaca brillante di questa stagione partenopea. Trent’anni fa il più piccolo gigante dell’epopee del calcio, appena ventitreenne, approdava a quelle latitudini, sollevando con la sua classe immensa un’intera città, nel più clamoroso bradisismo sportivo della storia del nostro calcio. Furono stagioni da favola, anche controverse e dolorose, alla fine. Ed è giusto che Napoli adori ancora quel suo dio sfacciato e senza eredi. Ma non è stata la sua apparizione nei luoghi dell’antica gloria a spingere gli azzurri oltre se stessi, asfaltando una Roma fin lì semi-invulnerabile, agguantando la finale di Coppa Italia all’Olimpico. Il simbolo del trionfo è appunto Higuain, che sembra nato a Napoli, come capitò a Diego, per la passione che trasmette, non solo per i gol che fa e fa fare. In questo senso il Pipita per esempio ha già fatto addirittura meglio del Pibe: 18 gol stagionali, a oggi, uno in più di Maradona nella sua intera prima stagione azzurra. La media del Pipita è a livello delle sue migliori annate madridiste (quando arrivò a quota 29, nel 2009/10), dato che in quella passata ha toccato appunto quota 18. E addirittura sfiora il rendimento mostruoso di Cavani, suo ingombrante predecessore (33 reti in 47 partite nella sua prima annata napoletana). Ma più del Matador, Higuain è uomo squadra, non solo uomo gol. Non c’è l’egoismo cannibale dell’uruguaiano, nel suo calcio. Dopo sei mesi a Napoli, Gonzalo è entrato in simbiosi con una città affamata di successo, lui che arrivava letteralmente da un’altra galassia, e, con un modo davvero poco visto per un grande straniero planato da noi, si è messo a servizio di tutti. Vederlo gioire a pieno, incitare i compagni, offrire assist, è un autentico spettacolo. Come il coro ritmato e potentissimo che gli dedica il San Paolo. E che mercoledì ha fatto impazzire anche Diego.
Fonte: Corriere dello sport

