Maurizio Crosetti scrive sulle differenze tra Allegri e Sarri sull’edizione odierna di Repubblica:
“Perché esiste il sarrismo e non l’allegrismo? Chissà che la risposta non la conoscano proprio gli allenatori che hanno appena premiato per la quarta volta Allegri con la Panchina d’Oro, che del resto l’anno scorso era toccata a Sarri.
Un tipo, quest’ultimo, che su quella panchina (d’oro, in effetti lo è) porta tutta la sua ideologia, la confezione di un personaggio atipico e interessantissimo, non classificabile all’interno delle altre specie di tecnico esistenti in natura. Massimiliano Allegri no. Lui, in panchina non porta altro che sé stesso. «In bocca al lupo a tutti, a Sarri un po’ meno», dice.
Se l’entomologo avvicina la lente d’ingrandimento, poniamo, a Gattuso, scoprirà un glorioso passato di atleta e simbolo, ed è il vento che garrisce nella sua bandiera ad averlo condotto infine al Milan (dopo no, dopo Rino ci ha messo del suo).
Osservando da vicino, per esempio, Di Francesco, si vedrà scintillare un bel po’ della sua storia “maggica”, un passato di atleta proprio con quella maglia addosso. Circostanza che forse la città di Roma favorisce, se anche il laziale Simone Inzaghi è un prodotto della sua stessa vita precedente, lui un po’ erede di Chinaglia e un po’ di Maestrelli.
Anche Allegri è stato un ottimo calciatore, un fantasista dotato ma pigro, però niente faceva immaginare quello che sarebbe venuto. L’allenatore della Juventus non è tipo da “ismi”, e questo non è mica un difetto: niente isterismi, niente assolutismi. L’assenza non di idee, ma di ideologie lo ha portato quasi naturalmente sulla panchina che meno le sopporta, quella bianconera.
E certo non è un caso che da quella scuola si passi in nazionale come se fosse un master prezioso: lo hanno fatto Trapattoni, Lippi, Capello, Conte, Deschamps (e un giorno, certamente, lo stesso Allegri). L’unico allenatore arrivato a Torino con troppo bagaglio personale è stato Gigi Maifredi, presto affondato insieme alla valigia. Perché alla Juve devi fare più con quello che hai che con quello che sei, e se non sei troppo è meglio.
Allegri è così. Non gioca Higuain? Pazienza, si farà senza. Non c’è Dybala? Vuol dire che giocheranno altri. Siccome tra i più nefasti “ismi” c’è il dogmatismo, lo scaltro Allegri non ha mai venerato la religione dello schema, anzi ogni modulo juventino viene plasmato come creta, che la difesa sia a 3 oppure a 4, che il trequartista sia previsto oppure no. Che dite, lo chiamiamo allegrismo?”

