Le stigmate del predestinato, un avvio di carriera incredibile e la capacità di mettersi in gioco. Inter, Nazionale con Mourinho che lo definiva “il bambino”. Stupiva tutti, tant’è che i paragoni erano all’ordine del giorno: il nuovo Facchetti, il nuovo Maldini. Poi i problemi fisici, il prestito al Cesena e il trasferimento in Inghilterra, sponda Newcastle da Alan Pardew che tanto credeva in lui. Era l’estate del 2011 e per Davide Santon la carriera cambia. In occasione del big match tra Inter e Napoli, la redazione de IlNapolionline.com l’ha raggiunto in esclusiva: Queste le sue dichiarazioni:
Ciao Davide, innanzitutto come stai? Come va il ginocchio?
“Il ginocchio sta bene, è tutto ok, ma in questo momento ho un paio di problemi alla coscia”.
Quando si parla di te vengono in mente le parole di Marcello Lippi che ti definiva un predestinato. Sei stato inserito anche nella classifica di Don Balon nel 2010, tra i migliori giovani…
“Si vero mi davano del predestinato. Penso di poterlo ancora essere solo che a quell’età, secondo me, mi sono state date delle pressioni che non sono riuscito a sopportare, ma adesso sono cresciuto e qua in Inghilterra sto molto bene”.
Tanta Inter poi il Cesena. Ma cosa è successo a Milano?
“A Milano ho passato una parentesi importante della mia carriera anche se poi mettendoci un pò di mio, un pò dell’Inter e complice il lungo infortunio al ginocchio, le strade si sono dovute separare. Però, ero a casa mia e sono stato benissimo anche perchè sono cresciuto nell’Inter, il club che ha avuto il coraggio di lanciarmi”.
Nel 2010 eri con Rafa Benitez, oggi tecnico del Napoli. Che ricordi hai di lui e cosa ti ha lasciato?
“Benitez mi ha sempre rispettato e io ho sempre rispettato lui. Purtroppo nel periodo che è venuto non ero al 100%. Mi ha dato tante possibilità di scendere in campo e come allenatore mi piace molto. Lo rispetto molto”.
Un tecnico che ti segue, si parla tanto di te anche in chiave Napoli futura. Ti piacerebbe?
“Napoli è una grande piazza con una tifoseria bellissima, però l’Inghilterra, secondo me, al momento è il campionato più bello del mondo e qua sono molto felice”.
Oggi sei al Newcastle. Quali sono le differenze con il nostro calcio? Parlo sul piano tecnico-tattico…
“Penso che al momento il calcio inglese sia molto più fisico con tanto pressing, ma anche con tanti giocatori forti. Quello che però fa la differenza sono soprattutto gli stadi: che sia una grande partita o meno, sono sempre pieni con un tifo incredibile”.
Capitolo Nazionale, ti piacerebbe tornare in azzurro?
“L’azzurro è sempre un sogno. Io do il massimo per il mio club, ma sta a Prandelli decidere se convocarmi o meno. Come ho già detto, giocare per la tua nazione è sempre il massimo ed è un grande traguardo”.
Quando guardi la serie A dall’Inghilterra, a cosa pensi?
“Seguo tanto la serie A e mi piace molto, però, secondo me, la Premier in questo momento è di un altro livello per tanti motivi”.
Si sentono cori discriminatori nei confronti dei napoletani, ma in Inghilterra succede?
“Questa è un’altra differenza tra il calcio inglese e quello italiano. Qui qualsiasi tifoso rispetta l’altro ed è capitato tante volte di aver vedere tifosi avversari lasciare lo stadio insieme ai nostri, cosa che in Italia non succede mai. Qui c’è sia più rispetto che più sportività ricordando sempre che è soltanto uno sport”.
AreaNapoli.
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