Empoli-Napoli, non una gara qualunque, ma sarà la sfida del passato contro il presente. Sarri affronterà la sua ex squadra, quella che l’ha fatto arrivare nel calcio che conta, e la incontrerà in un momento molto delicato.
La nuova avventura a Napoli non è partita benissimo e la piazza partenopea inizia già a mugugnare. Il ritornello più gettonato tra tifosi e opinionisti dell’ultim’ora è sempre lo stesso: “Napoli non è Empoli”!
E’ vero, la piazza napoletana è appassionata e, quando si parla di calcio, poi, diventa anche intransigente. Per allenare a Napoli, non solo devi possedere grandi doti tecniche e professionali, ma anche spalle larghissime e un udito prossimo alla sordità.
Fortunatamente, mister Sarri sembra avere un carattere roccioso e, a prima vista, dà l’impressione di uno che non si lasci intimorire dalle critiche di ‘presunti’ addetti ai lavori. Se a questo poi ci aggiungiamo che è anche un allenatore in gamba potremmo dire di essere di fronte a un mix perfetto.
Come detto altre volte, la cosa che lascia basiti in questo primo periodo non è la critica dei tifosi, ma quella di giornalisti ed ex allenatori che, invece di iniettare fiducia e ottimismo all’ambiente, passano il loro tempo a buttare fango su calciatori e staff tecnico. Vabbè che tutti devono sbarcare il lunario, ma se si sceglie di fare gli opinionisti in TV bisognerebbe quanto meno essere portatori sani di “equilibrio”.
Dopo due giornate di campionato sembra assurdo dover assistere a veri e propri processi instaurati al solo scopo di demolire la squadra. Di questo passo l’effetto desiderato sarà quasi certo. Si esamina nel dettaglio il movimento di questo o quel giocatore, ma nessuno si prende la briga di andare a vedere come si giocava fino a tre mesi fa. Cambiare modulo non è facile e imparare i movimenti per interpretare al meglio la nuova disposizione in campo è cosa ancor più ardua.
Solo qualcuno ha avuto l’onestà intellettuale di sottolineare come ‘questa squadra’ sia passata da appena 4 sedute di allenamento settimanali a più del doppio. Anche i muscoli hanno bisogno di tempo per trovare il giusto assetto e tanti acciacchi patiti nel corso del ritiro di Dimaro dimostrano come i carichi di lavoro siano diventati più pesanti. Col tempo i risultati arriveranno, basta solo saper aspettare.
Cerchiamo, quindi, di dare fiducia a questa squadra e, soprattutto, a questo tecnico che, in un calcio basato sempre più sull’immagine e sulla scarsa cultura del lavoro, rappresenta la vera rivoluzione dell’ultimo ventennio.

