Scontri a Roma – De Laurentiis aveva lanciato l’allarme due giorni prima

de laurentiis3L’allarme era stato lanciato da De Laurentiis quarantott’ore prima della finale. Giovedì Primo maggio aveva telefonato al prefetto di Napoli, Musolino, e al questore Romano manifestando preoccupazione per il piano di ordine pubblico disposto a Roma per la sfida con la Fiorentina. C’era un forte timore per agguati di ultrà di Roma e Lazio a carovane di tifosi napoletani, proprio come accadde nel 2012 per la finale di Coppa Italia contro la Juve, ma a differenza di due anni fa – quando il piano fu coordinato dall’ex questore di Roma, Francesco Tagliente, esperto nella gestione delle manifestazioni sportive e “creatore” dell’Osservatorio del Viminale – le comitive avrebbero dovuto attraversare la città per raggiungere i parcheggi dedicati, mentre in passato erano state disposte scorte alle uscite dei caselli autostradali. Il direttore generale del NapoliFormisano, aveva partecipato a tre riunioni in Viminale prima della partita di sabato, poi c’era stato l’intervento di De Laurentiis, che aveva evidenziato possibili buchi nel piano sicurezza. 

Proprietario del Napoli da quasi dieci anni, il produttore cinematografico ha vissuto all’Olimpico una serata difficile sotto l’aspetto emotivo, tra la preoccupazione per il tifoso ferito, l’ansia per l’ordine pubblico e la gioia per il secondo trofeo della sua gestione. C’era stata un’altra giornata amarissima, sabato 2 dicembre 2006: Orsato, guarda caso l’arbitro che ha diretto la finale Fiorentina-Napoli all’Olimpico, fu costretto a interrompere la partita di serie B Napoli-Frosinone al San Paolo per il continuo lancio di petardi. La contestazione di alcuni gruppi della tifoseria organizzata era premeditata e pochi mesi dopo cinque capi ultrà vennero arrestati con l’accusa di aver ricattato la società. In nessun modo il Napoli ritiene di poter essere accusato di avere relazioni perverse con queste frange del tifo organizzato: ci sono rapporti normali con i sostenitori-clienti e non può essere elemento di colpevolezza, il club lavora affinché possano essere sempre tutelati. E poi quali connivenze? Dalle curve sono spesso partiti cori contro De Laurentiis, letti duri striscioni recentemente al San Paolo. 

Sabato sera il capitano Hamsik si era confrontato con il capo ultrà Genny ’a carogna – decisione condivisa con Lega, Fiorentina e responsabili dell’ordine pubblico – per fornire rassicurazioni sulle condizioni di salute di Ciro Esposito. Mai messa in discussione la partita. Il Napoli avrebbe deciso di non giocarla soltanto in un caso, il peggiore: se Esposito fosse morto. Perché Genny ’a carogna come interlocutore? «Indipendentemente dalla fedina penale – è stato fatto trapelare dalla sede di Castelvolturno – chiunque avesse in un certo senso avuto la rappresentanza dei tifosi avrebbe potuto svolgere il compito di rassicurare gli altri tifosi sugli spalti». De Laurentiis è rimasto amareggiato dai riferimenti ad infiltrazioni camorra nella tifoseria: personaggi violenti sono in tutte le curve, il ragionamento è che bisognerebbe spazzarli via dagli stadi e invece le società continuano a pagare gli effetti dei comportamenti violenti per la responsabilità oggettiva. Riflessioni amare in attesa delle decisioni del giudice sportivo della Lega calcio, Tosel, su quanto è accaduto all’Olimpico: possibili domani dure sanzioni per lancio di razzi e fischi all’Inno di Mameli. 

Dopo la finale il ministro dell’Interno, Alfano, ha parlato a lungo con De Laurentiis: il presidente del Napoli avrebbe manifestato delusione per la gestione dell’ordine pubblico nella finale e proposto un impegno comune affinché il calcio italiano possa avvicinarsi al modello inglese. E’ un modello introdotto quasi trent’anni fa con la lotta agli hooligan. Anche in Italia chi è sottoposto a divieti – i Daspo – o segnalato non dovrebbe frequentare né gli stadi né i pubblici locali durante le partite; necessari i controlli preventivi e soprattutto la certezza delle pene, con processi per direttissima che in Inghilterra avvengono perfino negli stadi, durante le partite. E poi il discorso delle strutture: stadi super confortevoli (posti a sedere, quasi tutti in abbonamento; parcheggi e aree ospitalità) e regole ferree contro gli ultrà. «Il tema del rinnovamento infrastrutturale è determinante – ha sottolineato il ministro Alfano a Rtl 102.5 – perché alcune cose si possono fare se hai i luoghi che ti consentono di farle. E’ una proposta avanzata da De Laurentiis ed è un modello a cui si può guardare con attenzione». Il presidente del Napoli aveva avanzato proposte – inascoltate – quando la sua squadra era in serie B, nella stagione in cui il club fu pesantemente minacciato dagli ultrà e a Catania venne ucciso l’ispettore Raciti. Non possono bastare gli steward, per lo più giovani che per cifre irrisorie dovrebbero gestire la sicurezza negli stadi: in Inghilterra – a proposito di modelli – essi realmente si sostituiscono agli agenti, ad esempio per effettuare test alcolemici e operare fermi.

Fonte: Il Mattino

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