Pampa Sosa parla di Marek Hamsik, vicino al traguardo storico delle 400 presenze con la maglia del Napoli
La gara dell’Olimpico sarà la numero 400 con la maglia del Napoli per Marek Hamsik. Il Pampa Sosa, ex attaccante azzurro che ha vissuto l’approdo dello slovacco all’ombra del Vesuvio, ha raccontato ai microfoni de Il Mattino i primi passi di quel centrocampista che sarebbe divenuto poi il capitano del Napoli
“Quell’anno arrivarono Lavezzi, Gargano e altra gente. Il direttore Marino mi chiese di tenere d’occhio il Pocho. Hamsik sapeva cavarsela da solo; è un ragazzo semplice e genuino, si vedeva che possedeva la stoffa per fare carriera. È sempre stato taciturno, è il suo carattere e va bene così. L’importante è che faccia parlare il campo, non che parli lui. Se come capitano dovrebbe dimostrare maggiore personalità in campo? Non sono d’accordo. Ognuno ha il proprio modo per guadagnarsi la fascia e il rispetto dei propri compagni.
Da cosa rimasi colpito quando arrivò dal Brescia? Aveva grandi doti calcistiche, questo era abbastanza evidente. Pur avendo giocato in B, seppe adattarsi alla massima serie perfettamente e in breve tempo. Facemmo cinquanta punti e lui segnò dieci reti, tante per essere alla prima stagione in A. È un professionista esemplare. Se in allenamento si deve fare dieci, noi sudamericani proviamo a fare nove e lui fa undici. Puntualissimo, non saltava mai un allenamento, è sempre in testa al gruppo durante il lavoro quotidiano. Queste cose ti fanno capire che Marek è un punto di riferimento, un vero capitano.
Contro la Roma toccherà la 400 presenze, sembrava ieri che entrò quasi in silenzio nello spogliatoio di Castelvolturno. È uno dei fedelissimi della storia del Napoli, lo merita perché ha dato tanto alla maglia. Gli è stata offerta la possibilità di trasferirsi al Milan o alla Juventus e ha rifiutato. La città lo ha adottato e Marek si è legato in maniera straordinaria. Come giocatore non gli rimprovero niente. Coccoliamolo: il resto non conta”.

