
Un anno (dopo) e una storia che ricomincia: dov’eravamo rimasti, Zuniga? Al primo ottobre, all’Emirates, una serata da dimenticare, mica soltanto per il gioco e per il risultato: la danza d’un ginocchio che comincia e un tunnel che sta per inghiottire un «valore aggiunto» di quel Napoli. È il primo ottobre ed è una notte buia e tempestosa, è l’ultima di Zuniga, che al mattino ha firmato il rinnovo per il Napoli ed alla sera ne esce, da una porta laterale, che conduce chissà dove. E’ un inferno che non si placa, che incenerisce una stagione intera, perché quando il colombiano rientra – per una manciata di minuti – è già tutto finito.
Però c’è il Mondiale, la Colombia ed una reputazione riconquistata in fretta, attraverso quell’assaggio con la Grecia, la dimostrazione di una integrità fisica recuperata: è un altro acquisto, e stavolta di che spessore, perché Benitez non l’ha mai avuto con sé quel difensore che sa stare a destra e a sinistra, non se lo è mai potuto godere per davvero. E’ un rinforzo, Zuniga, e di spessore assoluto: quelli che, in assoluto, ti cambiano il volto di una corsia e talvolta di una squadra; l’esterno basso che gioca in scioltezza sia da una parte che dall’altra, che sa fare persino il cursore tra le linee, che dà qualità ed equilibrio. E’ un affare da tre milioni d’euro (d’ingaggio) e però a costo zero: perché Zuniga ha messo assieme, nell’anno consumato in infermeria, appena sei presenze (e 411 minuti) in campionato e due partite (e 180 minuti) in Champions. E’ Zuniga la sorpresa del Mondiale in salsa partenopea, lui più di Fernandez, che con l’Argentina se l’è pure sbrigata nella difesa a tre – ritenuta a lui indigesta da Mazzarri – e che poi s’è divertito di più quando la linea della retroguardia s’è ricomposta a quattro. Fernandez era già titolare della Nazionale di Sabella, lo era persino quando non trovava spazio in maglia azzurra: rappresenta una certezza di quel team che punta alla conquista del titolo e lo è diventato pure per Benitez, provvedendo attraverso la sua annata rimarchevole a stravolgere le gerarchie e persino a spostare le esigenze del mercato difensivo, ormai ridimensionate
Fonte: Corriere dello Sport

