Due punti persi, indubbiamente. Un punto guadagnato, sarcasticamente. La gara di Bergamo è stato un mix di insieme con le molteplici sfaccettature del Napoli visto in questo inizio di stagione. Primi 45’ ricchi di possesso palla, pressione sull’avversario, scambi veloci, inserimenti e verticalizzazioni. Una squadra narcisistica, che piace e si piace ma sterile nella conclusione a rete. Nel secondo tempo l’altra faccia della medaglia. Timorosità, insicurezza, errori madornali che in tanti chiamano sfortuna ma che nella sostanza dei fatti allontanano i partenopei da una posizione di privilegio con cui affrontare la capolista Roma sabato al San Paolo. Tanti, troppi e sempre soliti sbagli ed abbagli che affliggono gli azzurri. Certo, forma fisica, impostazione tattica, occasioni, dicono che questa è una buona squadra e che potrà andare lontano, ma l’esperienza della passata stagione insegna che certe occasioni sprecate, anche se siamo alla nona di campionato, si pagheranno tutte alla fine.
TOP – Anche allo stadio Atleti Azzurri, brillano le stelle più pregiate.
Piace la duttilità tattica di David Lopez, la corsa di Maggio, gli inserimenti di Ghoulam; lussuosi i primi venti minuti di Hamsik come anche la pericolosità di Callejon, Mertens ed Higuain (11 i tiri in porta totali dei tre). Ma ieri ai partenopei mancava quella scintilla che bruciasse i carburante per la spinta decisiva. E l’ingresso in campo di Insigne dà un altro volto al Napoli. Il Lorenzo Insigne versione 2.0 conferma la crescita, non più solo tecnica, ma sopratutto caratteriale. E’ lui che prende in mano la squadra e riesce in più occasioni a scardinare la retroguardia orobica tutta arroccata per difendere l’inaspettato vantaggio. Dal primo minuto o dalla panchina, il piccolo frattese sembra il vero grande acquisto di quest’anno.
FLOP – Partita dai due volti, dicevamo, così anche il rendimento di chi è stato in lizza per la palma del Top, è stato poi candidato anche per quella del Flop: Callejon, Mertens ed Higuain.Costruiscono tanto ma sprecano troppo. Per tutti e tre si può parlare di rigori falliti: Callejon, abbagliato dalla classifica cannonieri ritorna al vecchio vizzietto dell’egoismo e poi sotto porta stecca un gol sulla linea; stessa cosa per Mertens che nonostante le ottime sovrapposizioni con Ghoulam appare in leggero affanno e nella sua occasione migliore il bersaglio non è la rete ma il ginocchio di Sportiello. Il giovane portiere atalantino poi si esalta nel finale, coronando una partita splendida in cui ha tenuto vivo il gol di vantaggio di Denis, parando a Higuain un rigore decisivo che il Pipita piazza invece di calciarlo forte e centrale: nei momenti decisivi la sostanza deve superare la forma. Ma alla fine il peggiore in campo è Raul Albiol, a cui non sono bastati le 23 palle recuperate e i 66 passaggi riusciti. Il difensore iberico, arrivato a Napoli per dare sicurezza ed esperienza al reparto arretrato, commette un errore da primo giorno di scuola calcio, osservando la palla crossata da Raimondi e perdendosi colpevolmente il Tanque Denis a cui non par vero di castigare ancora una volta i suoi ex e di trovare il primo gol dopo 5 mesi di digiuno. Nella vita ci vuole coraggio e Benitez, oltre a rischiare più presto l’inserimenti in gara di Duvan, dovrebbe considerare di far crescere Henrique come centrale perché i tempi sono maturi e gli errori di Albiol sempre più determinanti negativamente.

