UEFA – Il cambio della finale di Champions è una decisione a metà

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LA UEFA prova a dare una risposta per i fatti che stanno accadendo tra Russia e Ucraina. Il cambio della sede della finale non sembra essere una decisione completa manca lo sponsor.

La UEFA prova il pugno duro. L’invasione in Ucraina da parte della Russia ha scosso tutto il mondo e le immagini e le notizie del fronte hanno istaurato un clima di terrore nelle nostre abitudini, come se non bastasse solo la pandemia. A seguito di tale problematica geopolitica, le grandi organizzazioni internazionali hanno, sin da subito, dichiarato “vendetta” nei confronti della Russia e dei russi. Il mondo del calcio non si è fatto molto attendere e ha decreto le sue decisioni.

La Uefa ha deciso

L’organizzazione europea del calcio in poco tempo ha deciso di sanzionare, a modo suo, la nazione di Putin. Per la stagione di Champions League 2021/2022 era stato deciso come sede della finale la Gazprom Arena di San Pietroburgo, ma a seguito degli eventi extracalcistici, con un comunicato sul sito ufficiale del 24 febbraio, la UEFA aveva annunciato così la riunione straordinaria: “A seguito dell’evoluzione della situazione tra Russia e Ucraina nelle ultime 24 ore, il presidente UEFA ha deciso di convocare una riunione straordinaria del Comitato Esecutivo per venerdì 25 febbraio alle ore 10:00 CET, al fine di valutare la situazione e prendere tutte le misure necessarie. Ulteriori comunicazioni saranno rilasciate dopo la riunione del Comitato Esecutivo UEFA”. Il massimo organo calcistico europeo nella riunione straordinaria ha preso due importanti decisioni: la prima ha riguardo le squadre russe ed ucraine che giocheranno le sfide europee in un campo neutro; la seconda riguarda il cambiamento della sede della finale di Champions League (per il terzo anno consecutivo) allo stadio di Parigi “Stade de France”. Non è mancata la replica di tale decisione da parte della federazione di calcio russa che, secondo quanto riportato da Sport Mediaset, ha commentato così: “riteniamo che la decisione sia dettata da decisioni politiche, lo sport resti fuori”.

Una decisione simbolica?

L’intervento della UEFA in questa situazione di conflitto sembra essere fuorviante. La velocità di decisione da parte di Ceferin & Company sarà sicuramente dettata dall’esigenza di organizzare tempestivamente la finale del 28 maggio in una nuova città, ma rimane una presa di posizione a metà. Questa sensazione viene alimentata dal fatto che in questa settimana calcistica europea insieme all’inno della Champions League sia rimasto quello del logo di Gazprom. Tale azienda è il più grande fornitore di gas d’Europa, sotto il controllo statale russo, ed è lo sponsor più importante e proficuo delle casse della UEFA per l’accordo stimato di circa 300 milioni nei prossimi dieci. D’altro verso è stata la decisione dello Schalke 04 che ha deciso sin da subito di rompere il rapporto di sponsorizzazione con colosso del gas russo. Una relazione lunga 15 anni che davanti ai fatti geopolitici ha trovato la parola fine. La posizione delle UEFA rimane incerta perché se da una parte ha provato a fare il pugno duro con i russi strappando, in modo repentino, la finale della Champions League. Dall’altra parte continua ad usufruire delle ricchezze che il suo sponsor la ricopre, rimanendo nell’ombra della indecisione e del silenzio. La UEFA deve rispondere a tale quesito: quanto ti è nemica la Russia?

Francesco Abate

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