700mila maglie e un’idea “folle”: la verità di Valentina De Laurentiis
Settecentomila maglie vendute, un risultato che ha moltiplicato i numeri del passato e trasformato un’intuizione in un modello di successo. Nell’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, Valentina De Laurentiis ripercorre la scelta dell’auto-produzione come uno dei passaggi più audaci della recente storia del Napoli.
La decisione, maturata in un momento delicato, ha significato entrare in un settore completamente nuovo per il club. Un cambio di rotta che, racconta la figlia del presidente, è stato affrontato con spirito pionieristico e determinazione:
«Siamo stati coraggiosi, ci siamo tuffati in un mare magnum tempestoso, l’abbiamo attraversato con grandi bracciate: non è facile attrezzarsi tra il Bangladesh, la Cina, la Turchia e chiaramente l’Italia. E affrontare i dazi ma anche avere collegamenti internazionali in un settore che non ci apparteneva. Papà è un manager davvero straordinario, il visionario che viene raccontato ma anche di più, però quello era un pianeta nuovo per lui e figurarsi per me».
Dietro i numeri, però, c’è anche la dimensione privata. Una famiglia immersa nel calcio, tra riunioni e confronti quotidiani, dove il tema Napoli è sempre presente. Valentina lo racconta con ironia, descrivendo il suo ruolo in un contesto vivace e appassionato:
«Che puntualmente, quando si parla di calcio, e succede sistematicamente, si defila, lasciandomi nel mischione. Dove, confesso,ci sto bene: io sono la “selvaggia” di casa, anticonformista che potrebbe uscire anche in ciabatte».
Eppure, l’immagine del club negli ultimi anni è stata quella di un’eleganza studiata e coerente. La collaborazione con EA7 ha segnato un salto di qualità estetico, consolidando un’identità riconoscibile anche fuori dal campo. Una scelta voluta con convinzione dalla proprietà e condivisa dalla stessa Valentina:
«La fusione con le idee di EA7 ha creato una linea che varia e continua a conquistare. Papà chiamò immediatamente Armani, quando volle inseguire questa nuova via, e devo dire che ci ha visto giusto. Io ci metto del mio, ma con la riservatezza e l’umiltà che mi appartengono: sono timida, anche se mi sto sciogliendo, non so travestirmi da impostora, non è nelle mie corde».
Tra visione imprenditoriale e identità stilistica, l’auto-produzione non è stata soltanto una scelta commerciale, ma un passaggio simbolico nella crescita del Napoli moderno.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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