Zambardino su Spalletti e Conte: “Due mondi diversi a Napoli”
Un confronto ironico e pungente tra passato e presente. Vittorio Zambardino, sulle colonne del Corriere del Mezzogiorno, riflette sull’eredità di Luciano Spalletti, presentato ieri a Torino, e sul modo in cui il tecnico toscano — insieme a figure come Higuaín, Sarri e Giuntoli — abbia cambiato la cultura calcistica del Napoli, portandolo a un nuovo livello di maturità.
“Dai, ci siamo civilizzati. Merito tuo, di Gonzalo, del comandante Sarri, Giuntoli e tanti altri: ci avete laicizzato, abbiamo capito che eravamo solo primitivi, ci siamo evoluti”, scrive Zambardino, collegando il percorso di crescita del club e della città al passaggio da Spalletti ad Antonio Conte.
Il giornalista non risparmia un confronto diretto con l’attuale allenatore azzurro, analizzandone il rapporto con la tifoseria e la sua natura schiettamente professionale:
“Signori, noi abbiamo qua Antonio Conte, che quando va a giocare allo Stadium fa il giro del campo e si prende gli applausi dei gobbi, che da due anni schiumano a vederci vincere. È il calcio senza passione, ognuno compra i professionisti dell’altro. Ci ha diretto per anni uno che è andato a Torino e ha baciato la terra quando è arrivato dicendo che non amava altro che voi. Poi non gli è andata bene e noi, incivili, abbiamo assai goduto. Antonio Conte ce lo ha detto subito: sono gobbo, giudicatemi da ciò che saprò fare oppure fottetevi. Apprezzabile. A te non possiamo garantire altrettanti applausi”.
Zambardino, infine, difende Spalletti dalle critiche nate dalle sue recenti parole su Napoli, invitandolo a ignorare le distorsioni dei social:
“C’è brutta gente che scrive e che ha travisato le tue parole su Napoli, tu parlavi solo dell’anno post scudetto — Luciano, lo sai meglio di noi, la verità non esiste più, contano solo i social e la loro falsificazione seriale. La verità deperisce in giornata, domani già ti chiederanno la formazione per la Cremonese e se non vinci c’è caso che comincino a tirarti i primi pomodori digitali”.
Un editoriale che alterna affetto e sarcasmo, tracciando con lucidità la distanza tra due mondi calcistici: quello romantico e visionario di Spalletti e quello pragmatico e battagliero di Conte.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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