La nostra rubrica “Tasselli di Storia Napoletana” si propone di comporre un mosaico colorato della storia calcistica e del costume napoletano. Ogni articolo è, infatti, pensato come un piccolo tassello da aggiungere ad un mosaico che sarà veramente completo solo alla fine. C’è, però, un altro modo di raccontre la stessa storia, e lo ha fatto magnificamente Mimmo Carratelli in La grande storia del Napoli, Gianni Marchesini Editore, 2008.
Molti articoli sono in parte debitori nei confronti di quel libro, ma tanti altri nascono, invece, da ricordi personali.
L’argomento di questo articolo, o, se preferite restare nella metafora, il tassello è totalmente debitore nei confronti dello scrittore napoletano.
Ecco quello che scriveva sull’edizione napoletana della Repubblica il 23/11/2011 (in seguito alla partita Napoli Manchester City 2 – 1 del 22/11/2011, che portò il Napoli agli ottavi di Finale della Champions League, miglior risultato di sempre):
Aniello Califano, poeta sorrentino di fine ‘800, scrittore a getto continuo di canzoni di successo, non avrebbe certo immaginato che il suo ‘O surdato ‘nnammurato, musicato dal napoletano Enrico Cannio, avrebbe un giorno conquistato l’Inghilterra. La canzone, che da 36 anni è diventata l’inno del Napoli, cantata ancora una volta a squarciagola nello stadio San Paolo da sessantamila tifosi azzurri a conclusione del match vittorioso contro il Manchester City, sta spopolando nelle cronache britanniche della partita di martedì sera.
La sonorità dello stadio napoletano ha impressionato gli inventori del football che pure possono vantare, nei loro stadi di architettura ardimentosa e prati verdissimi, sensazionali e possenti cori di incitamento. Ma ‘O surdato ‘nammurato non è un coro di incitamento, non è una marcia, non ha un ritmo di guerra e di sfida. È una canzone d’amore e una squadra come il Napoli, di una città d’amore come Napoli, non potrebbe essere accompagnata diversamente nelle sue imprese. È un inno d’amore e di fedeltà assoluta. È un canto appassionato che sgorga da cuori innamorati e fedeli a una maglia e a una squadra. È un sonoro “commento” di felicità nelle giornate gioiose.
Cantato nel “catino” del San Paolo e negli stadi d’Europa, ‘O surdato ‘nnammurato sta sorprendendo ed emozionando tutti gli appassionati di calcio. Ormai rivaleggia in popolarità con la stessa “musichetta” della Champions che “apre” le partite della competizione europea. E lo stadio napoletano è diventato un paradiso abitato da angeli, da angeli canori.
Ma quando è nato, negli stadi, questo coro sentimentale, questo vento sonoro di felicità, oj vita, oj vita mia, quando è diventato l’inno del tifo azzurro? Motivo appassionante e straziante è sgorgato dalla gola dei tifosi napoletani trentasei anni fa. Per un miracolo dell’inventiva napoletana, per una spontanea orchestrazione.
Era il 7 dicembre 1975 e allo Stadio Olimpico di Roma si giocava Lazio-Napoli. La squadra azzurra trascinava in trasferta migliaia di fedelissimi. Era il Napoli ruggente di Vinicio che, l’anno prima, aveva sfidato la Juventus per lo scudetto. A Roma quella domenica di dicembre c’erano trentamila napoletani. E il Napoli era nelle primissime posizioni della classifica.
La partita si mise subito bene per i colori azzurri perché andò immediatamente in gol Gigi Boccolini, fedele scudiero di Vinicio. Quel gol decise il match e fece schizzare il Napoli in testa al campionato. Fu alla fine di quella partita che, per un incantesimo di cuore, un’ispirazione spontanea, una gioia non diversamente esprimibile e un accordo misterioso, i trentamila napoletani dell’Olimpico cominciarono a cantare Oj vita, oj vita mia. Non l’avevano programmato, non s’erano dati la voce, e non si è mai saputo chi cominciò a cantare, e fu una delle improvvise, geniali e immancabili trovate di un popolo e di una tifoseria inimitabili.
Quel giorno a Roma ‘O surdato ‘nnammurato divenne l’inno dei tifosi azzurri. Ha accompagnato i sette anni di felicità di Maradona, è tornato prepotentemente con la squadra irriducibile di Mazzarri. E lascia gli inglesi carichi di meraviglia. Conoscevano il Napoli, Lavezzi e Cavani, hanno scoperto ‘O surdato ‘nnammurato, la forza sentimentale di un popolo che spinge la sua squadra di calcio cantando una canzone d’amore.
Ma che partita era quella del 7 dicembre del 1975? E come andò a finire il Campionato?
Lo scudetto lo vinse un grande Torino, che vinse il suo settimo ed ultimo scudetto, ventisette anni dopo la tragedia di Superga! Era il Torino di Gigi Radice, ma soprattutto di Ciccio Graziani e Paolino Pulici, di Claudio Sala e Patrizio Sala, e di tre giocatori che, poi, avrebbero vestito la maglia del Napoli: Luciano Catellini, Vittorio Caporale ed Eraldo Pecci.
Il Napoli concluse il Campionato solo al quinto posto, e fu una delusione dopo il secondo posto dell’anno prima [A Torino per l’impresa: 6 aprile 1975 Juventus-Napoli 2 – 1, Core ‘ngrato: 6 aprile 1975 Juventus-Napoli 2 – 1]. In compenso, però, quell’anno avrebbe vinto la Coppa Italia con la fantastica finale del 29/06/2976 a Roma, vinta per 4 – 0 contro il Verona con autorete di Ginulfi, gol di Braglia e doppietta di Savoldi.
Il 7 dicembre del 1975 si giocava l’ottava gara del girone di andata e la classifica era la seguente:
Juventus 12
Napoli 11
Torino 9
Bologna, Cesena e Inter 8
Il Napoli giocava all’olimpico contro l’Inter, mentre a Torino si disputava il derby. Il Torino vince 2 – 0 con due gol nel finale di Graziani al ’76 e Pulici su rigore al 79′. Il Torino vincerà lo scudetto proprio grazie alle due vittorie nel derby. Quella di ritorno verrà vinto per 2 – 1 sul campo e, poi, per 2 – 0 a tavolino per un petardo che colpì Castellini.
Veniamo, dunque, alla partita del Napoli. DOpo un gol annullato a D’Amico, Savoldi si infortuna e deve lasciare il campo, ma all’11 Luigi Boccolini su punizione porta in vantaggio il Napoli. Il risultato finale resterà 1 – 0 per il Napoli.
Lo stadio Olimpico, che ospitava 75.000 spettatori con circa 30.000 tifosi del Napoli, cominciò ad intonare le note di ‘O surdato ‘nnamurato.
Sappiamo che oggi tale canzone (o inno) è talmente importante e famoso che è intonato anche da alcune tifoserie napoletane. Talvolta, utilizzato a mo’ di sfottò nei confronti dei tifosi del Napoli, quando ad esempio il Napoli viene sconfitto, ma i tifosi del Napoli e i napoletani, lo sappiamo, sono generosi: sono disposti a prestare il proprio inno e le propria felicità anche agli altri, a pattp, però, che se ne faccia buon uso.
Amedeo Gargiulo
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