La redazione di Forzazzurri ha avuto il piacere di intervistare l’allenatore di calcio Maurizio Ruberto, che da anni lancia giovani calciatori nel professionismo
“Mi capita spesso, parlando e confrontandomi con amici istruttori che appartengono ad altre realtà dilettantistiche della nostra Regione, di dire e pensare che la nostra non è solo un modo di fare calcio ma anche una vera passione per questo sport bellissimo.Ho imparato negli anni che non bisogna improvvisare quando si arriva al campo, ma occorre organizzarsi e arrivare lì sapendo già cosa bisogna fare, anche perché con i Ragazzi non puoi fingere poiché il loro DNA sportivo è puro e si accorgono se sei leale o meno.E’ una cosa che ho imparato negli anni guardando gli altri Allenatori con più esperienza dalla quale ho cercato di catturare segreti sul modo di comunicare e stare in panchina”
Sono queste le parole con le quali ha voluto aprire l’intervista Maurizio Ruberto, Allenatore/Scouting del Settore Giovanile Dilettantistico.
Da quanto tempo alleni nei Settori Giovanili Dilettantistici? Ci racconti come sei entrato a far parte di questo mondo?
“Da Allenatore è il decimo anno consecutivo. Fui coinvolto da un amico, Roberto Aluisi, il quale mi disse che nella società dove giocava avevano bisogno di un vice per una categoria esordienti. All’inizio naturalmente ero un po’ titubante poiché avevo il solo bagaglio di Giocatore Dilettante ma poi con il passare del tempo mi sono appassionato sempre di più. Ho frequentato il corso di istruttore UEFA B e sono diventato allenatore. Ho allenato nella scuola calcio “Progresso” di Castelmaggiore e, negli ultimi anni, ad Anzola ho allenato i Giovanissimi e Allievi dell’Anzolavino”.
Qual è la tua filosofia di lavoro sul campo e quali metodi pensi siano i più efficaci per trasmettere il gioco del calcio ?
“Come allenatore trasmetto tutta la mia passione per questo sport, ho la fortuna di averlo praticato in prima persona e quindi mi riesce più facile insegnarlo ai ragazzi. In allenamento prediligo esercizi sul gesto tecnico, sul controllo di palla e sul tiro in porta. Il gruppo è al primo posto, non il singolo.Ho imparato negli anni che non bisogna improvvisare quando si arriva al campo, ma occorre organizzarsi e avere un programma preciso con vari temi da trattare. Utilizzo per 70% del mio allenamento sempre la palla”.
Adesso una provocazione: in questi ultimi anni a livello federale anche tra i Dilettanti si sta puntando, con corsi ed aggiornamenti, a migliorare le conoscenze degli allenatori. Resta comunque difficile per voi mister dilettanti affacciarsi ai Settori Giovanili Professionisti. Qual è la tua opinione in merito e quale pensi sia la causa?
“Sono convinto sia la strada giusta da seguire in quanto chi allena non può sentirsi arrivato a nessun livello. Bisogna aggiornarsi sempre per migliorare. Io per primo mi aggiorno costantemente, imparando anche dagli altri perché gestire dei ragazzi è una grandissima responsabilità. Il perché non basti ad affacciarsi tra i professionisti sinceramente non lo so. Penso che ci voglia un mix tra professionalità e valori umani; infatti, Mourinho e Sacchi hanno ampiamente dimostrato che non bisogna aver giocato a calcio ad alti livelli. Nei settori giovanili dilettanti è importante creare entusiasmo nei giocatori, indipendentemente dal risultato. Nei settori giovanili professionistici il risultato diventa una priorità in Italia e quindi si affidano le squadre a persone più note e competenti, ma se penso che in questi 10 anni di Ragazzi ne ho mandati un po’ nelle squadre professionistiche vuol dire che il nostro lavoro dal basso è importante. Per quanto mi riguarda, preferisco la squadra che perde ma gioca bene e riesce a mettere in mostra dei ragazzi nei professionisti rispetto ad una che porta a casa le partite, vince i tornei e non crea futuro. Ed è per questo che curo molto di più il gioco di squadra ed i valori positivi che i ragazzi devono avere come base assoluta. Se poi arriva anche la vittoria tanto meglio”.
Hai parlato di ragazzi che ora giocano tra i professionisti… Chi sono e di che numeri stiamo parlando? Un aneddoto interessante e curioso su qualcuno di loro lo puoi raccontare?
“Ho avuto la fortuna di lavorare con società importanti dilettantistiche della provincia di Bologna con rose abbastanza valide nella loro totalità, ma di nominativi non ne faccio. Aneddoti invece ce ne sono tanti in 10 anni, alcuni positivi altri meno. Diciamo che posso parlare di una cosa che mi fa molto piacere, il ricordo di apprezzamenti da parte di alcuni giocatori a distanza di anni nel vedermi e salutarmi indipendentemente se poi hanno proseguito a giocare a calcio o meno”.
Ultima Domanda. Come vedi, in generale, la situazione del nostro calcio nei settori giovanili dilettanti e professionisti? Quale aspetto ti soddisfa maggiormente e dove credi sia migliorabile? Fai finta di avere una bacchetta magica e poter realizzare un sogno o un desiderio, quale sarebbe?
“Premetto che la gioia più grande l’abbiamo realizzata io e mia moglie Lisa lo scorso anno grazie alla nascita di nostra figlia Veronica, per il resto spero che qualcuno nei Professionisti si accorga di me o dei tanti allenatori bravi e validi presenti nei settori giovanili delle squadre dilettanti. Detto ciò, posso dire che nonostante le problematiche regolamentari o di crescita dal basso del calcio giovanile penso che il nostro Movimento Italiano sia tra i migliori in assoluto anche se la Classifica FIFA ci penalizza, con un pacchetto Allenatori Qualificati Federale da far invidia soprattutto nei dilettanti della regione Emilia-Romagna. Tutto poi è migliorabile ed ogni anno bisogna crescere se si vogliono avere risultati e soddisfazioni”
Piero Vetrone

