Leonardo è un giocatore che fondamentalmente, a differenza magari di altri, non è nato campione: è diventato un campione. E di conseguenza è diventato campione attraverso il lavoro, attraverso il sacrificio, ma soprattutto attraverso la centralità che lui ha di se stesso” Ferrarini sottolinea poi su Radio 24: “Secondo me l’espulsione di ieri è un grande game over, come dire, la prima parentesi con il Milan, e adesso logicamente c’è la rinascita. Io ho sempre sostenuto che un’aquila vola sopra la tempesta, di conseguenza gli uccelli stanno in mezzo alla tempesta ma l’aquila sta sopra. Leonardo in questo momento sta facendo questo, condivide e accetta le critiche giuste perché non è Leonardo Bonucci della Juventus, però lui ha fame di tornare più forte anche di prima, assolutamente, perché ha molta più esperienza”.
“Di Leonardo la cosa che mi piace di più, oltre al fatto che è una persona molto disponibile, è che è una persona estremamente intelligente, dove trasmuta il negativo in positivo. Lui ha ben capito che ieri ha toccato il fondo. Magari è stato anche sfortunato, ma non mi piace, la sfortuna per me non esiste – spiega ancora Ferrarini. Abbiamo già deciso cosa dobbiamo fare, io sono felice, lui lo è più di me, e andiamo avanti cercando semplicemente di fare quello che abbiamo fatto: migliorarsi sempre di un millimetro e questo è il nostro obiettivo. Tutta questa fama che ha avuto al Milan secondo me è stato molto bello, gratificante, però secondo me magari non ha fatto così tanto bene a lui. Lui è un giocatore umile, un giocatore normale, che non è nato campione, ma ha lavorato duro per diventare campione. Cedere la fascia di capitano? Magari può aiutarlo ad avere meno responsabilità e a rendere di più”.

