Coronavirus in Italia, slitta la fase 2: tutti i dettagli
Le date delle prossime riaperture potrebbero slittare, a cominciare da quella di lunedì 20 di alcune aziende della meccanica e componentistica automotive, tessile, abbigliamento e meccatronica, quest’ultima una galassia di oltre 32 mila imprese con un fatturato aggregato di circa 280 miliardi.
Il rallentamento della partenza della fase 2 dipende dalle divisioni fra la task force guidata da Vittorio Colao e il comitato tecnico scientifico che ha preteso una fase di riflessione per compiere uno screening approfondito dei fattori di rischio delle varie catene di produzione in Italia, sulla falsariga di quanto avvenuto in America dove il Tesoro ha stilata una graduatoria dettagliata per settore produttivo.
Fase 2, slittata dopo lunedì 20 aprile
Ecco allora che segna il passo l’accelerazione che si sarebbe voluta dare con un documento della task force da presentare entro domani al governo in modo che nel week end potesse essere varato il nuovo Dpcm con le disposizioni per le prime riaperture già dalla prossima settimana. Tutto slitta appunto, compreso il Dpcm a dopo lunedì 20.
Dagli orari alle fasce d’età
Si torna allo screening sull’esposizione dei vari settori in modo da verificare la compatibilità di mascherine, distanziamenti, orari flessibili, termo scanner, fasce di età, aree geografiche per scongiurare assembramenti nei vari luoghi di lavoro e nello stesso tempo consentire al Sistema Italia spa di rimettersi in azione per risalire la china dal baratro del -9% di pil a fine anno, sentenziato da Fmi. Le prime bozze della tavola sinottica in elaborazione sta dimostrando che le manifatture, costruzioni, grandi opere, infrastrutture hanno un punto di sicurezza più alta perchè senza dover ricorrere al lavoro da remoto, presentano indici di contagio e di diffusione del virus bassi.
Uffici postali, banche, uffici comunali, mezzi pubblici (bus, treni, metro), negozi retail, bar, ristoranti, medici, infermieri (quindi sanità), alcune fabbriche e catene di montaggio, palestre, piscine sono le categorie con una esposizione maggiore perchè è più difficile creare corsie per distanziare i cittadini e scongiurare assembramenti. Un problema non da poco è poi quello della gestione del trasporto pubblico. Per mantenere le distanze in metro o sul bus occorrono più mezzi e personale. Tra le soluzioni al vaglio, quella di incrementare il personale, anche sugli autobus in città, per evitare la salita su mezzi che abbiano già raggiunto la capienza massima consentita (attualmente fissata a circa la metà dei soli posti a sedere).
Poi ci sono da ripensare gli orari di lavoro per scaglionare ingressi e uscite. Ed infine la scuola che continua ad essere considerata l’ultima ruota del carro e si dà per scontato riapra a settembre, ma non si sa ancora come.

