Razzismo in Serie A: un piaga dura a morire

Episodi di razzismo e discriminazione territoriale sono (purtroppo) una costante nel nostro campionato

Che nel 2022 si debba ancora parlare di razzismo e discriminazione nel calcio è obbiettivamente avvilente, eppure eccoci qui. Nella stagione corrente abbiamo assistito a quelli che probabilmente sono tra gli episodi più inqualificabili nella storia del campionato nostrano e ciò che preoccupa è il fatto che questo fenomeno non accenna ad arrestarsi.

Gli episodi più gravi di questa stagione

Elencare tutti gli accadimenti a sfondo razziale e discriminatorio di questa annata di Serie A sarebbe impossibile, ma per nostra sfortuna ce ne sono alcuni che spiccano per gravità:

Atalanta-Fiorentina, 11 settembre 2021 – Dusan Vlahovic (allora giocatore della Fiorentina) viene chiamato “zingaro” dalla curva dei tifosi dell’Atalanta per le sue origini slave. Fanno ribrezzo le immagini del post partita in cui l’attaccante, intervistato da Dazn, è sull’orlo della lacrime per i continui cori inneggiati contro di lui a tutto volume (cori che anche in tv si sentivano benissimo).

Fiorentina-Napoli, 3 ottobre 2021 – Al termine della gara vinta per 2-1 dai partenopei, dagli spalti dell’Artemio Franchi si innalzano delle urla all’indirizzo di Koulibaly: “Scimmia di m****” seguita da anche altri epiteti a sfondo razziale. Da li poi seguirà un indagine della Digos di Firenze che porterà all’identificazione del colpevole, poi daspato per 5 anni dalla Fiorentina.

Juventus-Milan, 19 settembre 2021 – Maignan, portiere del Milan, viene bersagliato di insulti a sfondo razziale da un tifoso bianconero, poi individuato grazie alle telecamere dell’Allianz Stadium di Torino, non potrà più accedere all’impianto per volontà della Juventus.

Innumerevoli poi altri casi del genere nei confronti di giocatori di colore e non solo, la maggioranza dei quali non ha visto alcun provvedimento.

Lo scandalo di Verona-Napoli

Questo avvenimento merita di essere analizzato singolarmente, perché di una gravità eccezionale. La rivalità tra le tifoserie di Verona e Napoli è nota a tutti, gli azzurri e i loro tifosi sono purtroppo soliti a ricevere insulti legati alla città di Napoli (cosa che accade quasi ogni settimana nella maggior parte degli stadi italiani).

A poche ore dalla gara avvenuta lo scorso 13 marzo appare a pochi metri dallo stadio Bentegodi uno striscione in cui gli ultras veronesi invitavano Russia ed Ucraina venivano invitate a bombardare la città partenopea.

Inoltre durante la gara alcuni giocatori azzuri, (nella fattispecie Koulibaly, Osimhen e Anguissa) vengono presi di mira dalla curva di casa con ululati e buu razzisti. Questi avvenimenti hanno scatenato (finalmente) l’indignazione del pubblico e sembrava che questa volta potesse esserci una presa di posizione categorica da parte degli organi della giustizia, ma così non è stato.

L’Hellas se l’è cavata con 10.000 € di multa e la curva è stata squalificata per un turno, veramente troppo poco. A niente sono valsi i post social del club che ribadivano la loro condanna di questi atteggiamenti; le critiche sono arrivate subito ed in gran numero vista la risposta ritenuta debole.

La mancanza di punizioni esemplari

Troppo spesso eventi di questa natura vengono puniti con delle multe esigue alle società (si parla di poche migliaia di euro, nulla per un club di Serie A) o addirittura derubricati ad “episodi da stadio” senza alcuna ripercussione per club e tifosi. Le prese di posizione (quando ci sono) sono quasi sempre iniziative autonome dei club, ma dalla Lega e dal Giudice Sportivo si fa fatica a ricordarsi di provvedimenti esemplari.

Nel 2021 in Inghilterra è stato approvato un disegno di legge che prevede il daspo fino a 10 anni dagli stadi per chiunque sia colpevole di atti di razzismo, discriminazione ed omofobia. Queste misure sono già in vigore dall’inizio del 2022. Perché non adottare anche in Italia misure simili, anziché doversi affidare al solo buon senso delle società?

Forse sarebbe il caso di trattare questo tema con più fermezza, il discorso del “sono solo una minoranza di ignoranti” non regge più, francamente ha stancato ed è ormai un insulto all’intelligenza dei tifosi. Evidentemente in Italia serve molto di più che una campagna di sensibilizzazione con “Say no to racism”, serve agire in maniera ferrea, intransigente e categorica.

 

Alessandro Santacroce

 

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