Alvino attacca Gravina: “Avete ucciso il calcio italiano”
Il fallimento dell’Italia ai Mondiali continua a provocare reazioni durissime. Tra le più nette c’è quella di Carlo Alvino, che nel suo editoriale Dillo ad Alvino su Teleclub Italia ha allargato il discorso ben oltre il campo, chiamando in causa l’intero sistema che governa il calcio italiano.
Nel suo intervento, il giornalista rifiuta l’idea di cercare un solo responsabile. Secondo la sua lettura, il disastro non nasce da un errore isolato, ma da una catena lunga di colpe, accumulatesi negli anni fino all’epilogo più recente. In questo quadro, Gennaro Gattuso viene sì citato, ma solo come ultimo tassello di una crisi molto più profonda.
Le sue parole sono state queste: “Avete ucciso il calcio italiano! Non c’è una sola persona che ha ucciso il movimento calcistico italiano, un solo killer sarebbe stato facile da individuare e bloccare. Il calcio italiano è stato ucciso da tanti di loro, solo l’ultimo in ordine di tempo è il commissario tecnico della Nazionale Gennaro Gattuso, che qualcuno ha voluto mettere sul banco degli imputati. Ma Gattuso è il meno colpevole di tutti. In primis non può non esserci il Presidente Federale, l’ineffabile Gabriele Gravina, che spero abbia i minuti contati, perché a vergogna si somma vergogna”.
Il bersaglio principale dell’editoriale resta però Gabriele Gravina. Alvino contesta il fatto che il presidente federale sia ancora al suo posto dopo una sconfitta definita umiliante. E allarga poi la critica anche a chi, a suo giudizio, avrebbe sostenuto o protetto questo assetto senza mai metterne davvero in discussione i limiti.
Il secondo affondo è altrettanto duro: “Pensavo che potesse rassegnare le dimissioni già ieri sera, mi fa meraviglia che a quasi 24 ore dallo scempio di Zenica sia ancora al suo posto, veramente qualcosa di vergognoso. E con lui il suo staff, con lui naturalmente quei dirigenti compiacenti. E con lui quella stampa compiacente, che ha sempre suonato la grancassa senza mettere in evidenza le storture della presidenza Gravina. Un presidente che ha pensato spesso a salvaguardare il brand e non a far crescere il movimento”.
Il senso del suo intervento è chiaro. Il problema, secondo questa analisi, non è soltanto tecnico o legato al singolo commissario tecnico. È strutturale. E riguarda una gestione che avrebbe perso di vista la crescita reale del movimento, concentrandosi invece su equilibri, immagine e conservazione del potere.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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