Domenica alle 20:45, all’Olimpico, andrà in scena la sfida tra Napoli e Torino valida per la 25° giornata di Serie A. Sicuramente sarà una partita non semplice per gli azzurri contro un avversario ostico e molto combattivo.
Giampiero Ventura si affiderà al consueto e collaudato 3-5-2 con Padelli in porta; Bovo, Jansson, e Moretti a formare il trio difensivo; B. Peres, Gazzi, Benassi, Farnerud (in ballottaggio con El Kaddouri) e Darmian a centrocampo; Martinez e Quagliarella in attacco.
Ventura in questi anni è stato capace di dare una vera identità di gioco al Torino. Nonostante le tante formazioni cambiate, i granata danno sempre l’impressione di sapere cosa fare, nulla è mai frutto del caso. Dopo la formidabile cavalcata della scorsa stagione, Ventura ha dovuto reinventarsi un nuovo modo di giocare e soprattutto di attaccare. Ha dovuto dire addio alle ripartenze veloci di Cerci e ai costanti attacchi della profondità di Immobile. Il Torino attuale è un’altra storia, meno appassionante ma sempre temibile, come ha saputo dimostrare al San Mames. Fino a questo punto del campionato, il Toro si è ben comportato in fase difensiva, soprattutto nelle gare casalinghe, dove ha subito 9 reti nelle 12 partite fin qui disputate. I meccanismi difensivi sono invariati rispetto allo scorso anno, la squadra continua ad attendere gli avversari nella propria metà campo, compattandosi in 30 metri senza pressare. Per quanto riguarda gli attaccanti, il loro lavoro non è particolarmente dispendioso, poiché l’unico compito difensivo loro richiesto è di chiudere gli spazi ai giocatori avversari incaricati del giro palla. Quindi difendere così bassi, con più di 60 metri da coprire per arrivare alla porta avversaria, può diventare davvero un problema se non si hanno centrocampisti o attaccanti veloci per trasformare in un attimo l’azione da difensiva in offensiva. La maggior parte delle azioni del Torino si sviluppano partendo da un giro palla dei tre difensori che cercano la giocata verticale verso le punte. Qui nasce il problema offensivo del Torino. Quando la punta di peso riceve il pallone, non può fare altro che difenderlo o al massimo provare lo scambio con Quagliarella perché molti centrocampisti granata non hanno nelle loro doti l’inserimento in zona gol. Ventura, vista l’incapacità di sfondare per vie centrali attraverso gli inserimenti o gli appoggi per gli attaccanti, ha di conseguenza spostato il gioco del Toro sulle fasce per sfruttare le doti aeree di Maxi Lopez (o Amauri) e quelle acrobatiche di Quagliarella.
Dal canto suo Rafa Benitez schiererà il Napoli con il consueto 4-2-3-1 con Andujar in porta; Maggio, Albiol, Koulibaly e Strinic (in ballottaggio con Ghoulam) in difesa; David Lopez e Gargano a centrocampo; Callejon, Hamsik e De Guzman (in ballottaggio con Gabbiadini) a supporto di Higuain.
Benitez è consapevole che dal punto di vista tattico non ci saranno sorprese: il Torino aspetterà gli azzurri nella propria metà campo con un vero e proprio 5-3-2, dove creerà densità nella zona centrale e compatterà il più possibile le linee di difesa e centrocampo. La manovra del Napoli soffrirà la mancanza di spazi e servirà la superiorità tecnica degli azzurri per abbattere il muro di otto giocatori granata a difesa della porta. Il coinvolgimento da parte dei terzini nelle azioni offensive è requisito fondamentale per fronteggiare le difese schierate come quella del Toro. Ma l’avanzamento contemporaneo dei due terzini si può rivelare un’arma a doppio taglio, da possibile chiave per aprire la difesa granata a punto debole per le scorribande rapide di Bruno Peres che Ventura, nelle occasioni in cui il Napoli usufruirà di corner o calci da fermo a favore, lo lascerà avanzato per approfittare delle sue doti fisiche per colpire in contropiede. Benitez, da ottimo tecnico, sicuramente avrà adottato le giuste contromisure per limitare i rischi quando Bruno Peres ha la possibilità di correre in campo aperto.
FABIO SORRENTINO

