Pur essendo dello stesso paese non ho mai avuto il piacere di conoscere Pasquale D’Angelo. C’è stata qualche piacevole chiacchierata sul Napoli, qualche scambio di opinioni, ma nulla che possa farmi dire di averlo conosciuto bene.
Una cosa, però, in quanto suo concittadino, posso affermarla con certezza: Pasquale ad Acerra era un punto di riferimento! Anche se non lo conoscevi, come nel mio caso, sapevi che quando si parlava del Napoli inevitabilmente dovevi fare anche il suo nome. Un uomo animato da una passione viscerale verso i colori azzurri, lui il Napoli ce l’aveva nel sangue e lo stadio San Paolo era casa sua.
Ero bambino, ma ricordo nitidamente che all’epoca di Maradona le famiglie di alcuni amici più grandi si affidavano a lui per mandare i figli allo stadio. “Perché Pasquale è una sicurezza, con lui ci sentiamo tranquilli. Sappiamo che i guagliuni sono in buone mani e che non si metteranno nei guai”… così dicevano.
In curva B lo conoscevano tutti e, in tanti anni di militanza nel gruppo degli ultras, non ha mai avuto problemi con nessuno. Non era un facinoroso, amava parlare con le persone e, soprattutto, insegnava ai tanti ragazzi che lo circondavano la vera vita da ‘curvaiolo’: lui era Il Tifoso!
Chi l’ha conosciuto bene l’ha definito “il Signore del tifo sano”, colui che, indipendentemente dai risultati sportivi, non ha mai girato le spalle alla squadra. Ha rappresentato il trait d’union tra il Napoli vincente di Maradona (e anche prima) e quello del fallimento, fino alla rinascita iniziata sotto la guida dell’attuale presidente De Laurentiis. Quando tutti gli altri hanno mollato, Pasquale è rimasto in Curva B a cantare ancora più forte per la sua squadra e i suoi colori.
Da Maradona fino all’ultima delle riserve per lui i calciatori che indossavano la maglia della sua squadra andavano sostenuti ed incoraggiati allo stesso modo.
Mi raccontano che a dargli l’ultimo saluto al Duomo di Acerra c’era un numero impressionante di persone, una cosa mai vista. C’erano anche il presidente Aurelio De Laurentiis con alcuni calciatori del presente e del passato. Ciò che però ha destato l’attenzione di tutti è stata la presenza di delegazioni di tifosi del Borussia Dortmund e del Monaco 1860, a testimonianza del fatto che a Pasquale D’Angelo volevano davvero bene tutti, anche gli avversari.
Pasquà, io non ti ho conosciuto, ma una cosa sento di doverla dire: la tua vita terrena è stata la sintesi perfetta di ciò che dovrebbe rappresentare il tifoso di calcio. Ti ricorderò come uno dei tanti motivi di orgoglio di questa nostra terra che, purtroppo, è conosciuta dalla massa solo per fatti di cronaca e malaffare.
Anche se ora sei lassù sono sicuro che continuerai a tifare per il tuo Napoli, per l’eternità.
Dario Catapano


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