Alisson Santos, retroscena Napoli: così è nato l’affare
Dietro l’arrivo di Alisson Santos al Napoli non c’è un’intuizione dell’ultimo minuto, ma un lavoro cominciato mesi prima. Nel suo editoriale su Tmw, Marco Conterio ricostruisce il momento esatto in cui la dirigenza azzurra ha iniziato a seguire con attenzione l’esterno brasiliano dello Sporting.
Tutto parte da una notte europea.
“30 settembre 2025, vigilia della gara di Champions League tra Sporting Club de Portugal e Napoli al Maradona. L’entourage di Alisson Santos da Itapetinga conosce bene la dirigenza del Napoli e il direttore sportivo, Giovanni Manna. L’agenzia che ai tempi seguiva anche Kenan Yildiz conosce da lungo tempo il ds azzurro e gli uomini dello scouting dei campani. ‘Date uno sguardo ad Alisson Santos, confía en nosotros’. Ventitre minuti in campo, al posto del greco loannidis. Non è tanto un dribbling tentativo e uno riuscito a far brillare gli occhi della dirigenza azzurra, gli undici tocchi di palla, e la precisione totale di ogni tocco. Un passaggio chiave, sette passaggi precisi su sette. E’ che in quei ventitré minuti, spiccioli e scampoli di una partita che poi lo Sporting perderà, ha subito un impatto. 3,2 chilometri percorsi, una velocità di punta che sfiora i 33 chilometri per ora, ben sei sprint, il quindici per cento di distanza ‘corsa’ e l’otto ad alta velocità con il 7 per cento di sprint. La heat map, poi, vista e rivista: va esattamente a coprire le mattonelle volute e cercate poi a gennaio dal Napoli”.
Non furono soltanto le giocate a colpire gli osservatori del club, ma l’insieme dei dati: intensità, qualità nei tocchi, capacità di incidere subito. Un campione ridotto, appena ventitré minuti, ma sufficiente per accendere un campanello nello scouting partenopeo.
Da lì è iniziato un monitoraggio costante, culminato a gennaio con l’operazione chiusa dal direttore sportivo Giovanni Manna per rinforzare l’attacco. L’identikit cercato era chiaro: un esterno capace di strappare, occupare determinate zone di campo e garantire accelerazione e profondità.
La scelta non nasce quindi sull’onda dell’emergenza, ma da una valutazione tecnica costruita nel tempo. E quei numeri, incrociati con le esigenze tattiche del Napoli, hanno fatto il resto.
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