Se fino a qualche anno fa i maggior club del mondo erano soliti cercare di accaparrarsi a suon di milioni stelle e attaccanti, oggi sono gli allenatori ad essere diventati ‘merce rara’ e quindi ad essere strapagati, complice anche la concorrenza che viene dai cosiddetti mercati emergenti, Cina, Emirati Arabi e India in primis. Non solo Messi e Ronaldo, quindi. L’industria del calcio, a qualunque latitudine, continua a fatturare milioni e a creare paperoni che però, a differenza di qualche anno fa, oggi più che correre in campo siedono in panchina. Ultimo in ordine di tempo, Sven Goran Eriksson, un passato glorioso in Serie A (Roma, Fiorentina, Samp e Lazio) e alla guida dell’Inghilterra e che adesso ha trovato la Mecca in Estremo Oriente: sarà il nuovo boss dello Shanghai IPG che per i suoi servizi nei prossimi due anni (con l’opzione di un terzo) guadagnerà ogni stagione la bellezza di circa 19 milioni di euro, superando l’ingaggio percepito da un altro nababbo ‘cinese’ come Marcello Lippi (10 milioni l’anno).
Cifre lontane anni luce rispetto a quelle elargite “nel calcio che conta” dove a far da
padrona sono i vari Mourinho, Guardiola, Ancelotti, Mancini, Van Gaal trasformare le loro tattiche di gioco in stipendi faraonici con in testa sempre lo ‘special One’ tornato a Stamford Bridge con un contratto di 7,5 milioni a stagione per quattro anni e che grazie ai vari bonus inseriti nel contratto potrà toccare la cifra monstre di 10 milioni. In risposta, giunge l’offerta faraonica del Manchester United che, per riportare in auge i red devils, sarebbe pronto ad offrire ad Ancelotti, che a Madrid ne guadagna “appena” 7 milioni all’anno. Il doppio rispetto al nostro Rafa Benitez che, per ora, si accontenta dei circa 3,5 milioni di euro del presidente De Laurentiis.

