AMO LA MIA SQUADRA – Pensieri ad alta voce di un tifoso innamorato

Amo la mia squadra, la amo profondamente. L’amore è un sentimento che non si può spiegare, l’amore è irrazionale. Quando arriva te ne accorgi e lo stesso succede quando finisce. Gli amori finiscono? Sì, certi amori finiscono! Poi, fortunatamente, ci sono anche quegli amori destinati a durare una vita intera e anche oltre. Ecco, quando si dice “amo la mia squadra” bisognerebbe intenderlo in quest’ultimo senso.

La squadra va amata come si ama un figlio: senza riserve! Pensiamo, appunto, al figlio che torna dall’università e comunica al padre che l’esame non è andato bene: “papà sono stato bocciato”!

Allora, se dovessi ragionare come alcuni tifosi che dicono di amare la squadra (e la maglia, non lo dimentichiamo), la mia reazione dovrebbe essere più o meno la seguente: “tu si nu strunz, nun sierve proprio! Vai a la-vo-ra-re, sei lo scuorno di questa casa! E questo vuoi fare ohì, ti vuoi mangiare i soldi miei e di tua madre che facciamo tanti sacrifici per vederti laureato! Da oggi in poi ti tagliamo i viveri ed è l’ultima volta che ti paghiamo le tasse universitarie”.

Ecco, questo è l’amore che certi signori dicono di provare nei confronti della loro squadra del cuore quando le cose non vanno bene. Questa è la tipica reazione di alcuni grandi tifosi rispetto a una stagione andata storta o a un periodo-no di qualche calciatore. Ma loro amano e incazzarsi è un sacrosanto diritto, come quello di fischiare allo stadio al primo passaggio sbagliato o esporre striscioni contro tecnico e società!

Un figlio, invece, andrebbe sostenuto e incoraggiato sempre, soprattutto quando le cose vanno male. Ecco, questo è il mio pensiero riguardo l’amore per la squadra.

Che si vincano 10 partite di fila o non se ne vinca nessuna è uguale. Cioè, la sconfitta non fa piacere a nessuno ed è normale e umano rimanerci male, ma mai mi sognerei di fischiare! Alla fine si possono perdere anche dieci partite, se ami la maglia, e di conseguenza chi la indossa, alla gara successiva sarai di nuovo allo stadio a sostenere e tifare. Qualche volta, come succede fra innamorati, può capitare di tenere il broncio per una partita, ma poi passa tutto.

La squadra si ama con la stessa intensità indipendentemente dal suo proprietario. Che sia uno sceicco, un ristoratore o un venditore ambulante il sentimento non dovrebbe mai mutare.

Tornando all’esempio del padre e del figlio io direi: “bello a papà, può capitare che un esame vada male. E’ la vita! Qualche volta può succedere pure che le cose vadano storte. Dai non fare quella faccia, mo’ glielo dico io a tua madre che l’esame non è andato bene. Tanto lo sai lei come fa, per non fartelo pesare subito prepara il tuo dolce preferito. Uhè, mi raccomando però, la prossima volta studia di più e sicuramente le cose andranno meglio. Anzi, sono convinto che prenderai 30! Io e tua madre crediamo in te”!

Ecco, questo è quello che io e tanti altri genitori diremmo ai nostri figli in caso di insuccesso.

Ve la immaginate la scena di un padre che dice di amare il proprio figlio e si presenta alla seduta di esame con striscioni del tipo “Non vali niente”, “Vai a lavorare”, “Sei un fallito e vuoi fare la bella vita con i miei soldi”. Magari, appena il figlio inizia a balbettare una risposta alla domanda del prof. tutta la famiglia subito pronta a fischiare e ad intonare cori di sdegno nei confronti del ragazzo.

Bella iniezione di fiducia!

In conclusione, che si vinca o che si perda, che sia il secondo posto invece del primo, che il proprietario sia Pinco Pallino o uno sceicco, mi godo la mia squadra perché è l’unica che ho ed è l’unica in grado di suscitarmi emozioni vere.

Io amo la mia squadra, senza riserve!

Dario Catapano

 

Dario Catapano

Laureato in giurisprudenza e giornalista dal Febbraio 2014. Nelle cose che faccio ci metto il cuore...e la faccia! Facebook: https://www.facebook.com/dario.catapano1 Twitter: @DarioCatapano

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