Beto, ex attaccante del Napoli, ha rilasciato una intervista a Il Mattino. Eccone alcuni passaggi:
“Nel sociale spende molte energie e con Alfredo Apicella sta lavorando per un progetto che possa portare a Napoli degli studenti brasiliani e lanciare messaggi nelle scuole contro la violenza, la discriminazione razziale, il bullismi e la droga. Un mese fa, grazie al contatto del giornalista della Rai Gianfranco Coppola, Beto ha ricevuto anche la maglia del Napoli numero 24, quella di Lorenzo Insigne, cosa che lo ha ulteriormente fatto sentire vicino alla città e alla squadra”.
Che ricordi ha della sua esperienza a Napoli?
«Tutti bellissimi, anche perché Napoli è una città molto simile a Rio de Janeiro e mi sono sempre sentito in casa. La gente mi ha accolto molto bene e con molto calore umano».
Il momento più bello?
«Sicuramente quando sono arrivato in città e ho avuto il primo impatto con la folla che mi aspettava sulla porta dell’hotel Vesuvio. Praticamente ricordo che si paralizzò il traffico per le moltissime persone che mi aspettavano e mi volevano vedere da vicino. Credo che quel momento sia stato così tanto emozionante che non lo dimenticherò mai. Così come non dimenticherò mai il grandissimo calore umano e le cose belle che mi furono dette in quell’occasione».
E quello più brutto?
«La cosa peggiore per me sono state le due partite della finale di Coppa Italia che l’allenatore (Montefusco, ndr) non mi fece giocare senza mai darmi una spiegazione chiara circa la mia esclusione».
Foto: ilmattino.it

