Callejon: “Sconfitta con la Juve? immeritata, mi spiace solo per un aspetto. Ho un doppio sogno per questa estate…”

L’attaccante del Napol, Josè Callejon,  ha rilasciato una lunghissima intervista al Corriere dello Sport. Eccone alcuni passaggi:

“Ho smesso da un po’ di segnare, come spesso capita in questo periodo dell’anno. Ma mi rifarò. Noi in crisi? Esagerati che siete! E’ una flessione momentanea e umana, con tante partite in rapidissima successione. Ci può stare che accada e non bisogna farne un dramma. Anzi: bisognerebbe pensare che, nonostante tutto, restiamo un punto dietro l’attuale capolista. Ci mancano Ghoulam e Milik, due infortuni che ci hanno tolto tanto. Ma siamo consapevoli che questi sono i rischi del mestiere e vanno fronteggiati. E poi è vero che siamo meno travolgenti che in settembre o in ottobre. Ma penso che ciò sia la norma: toccherà anche agli altri. Ci hanno battuto senza che lo meritassimo. E’ una sconfitta che fa male, per come è maturata ma anche perché ci ha tolto la possibilità di staccarli di un bel po’. Però non ne abbiamo fatto un dramma, né vivremo con quel tarlo dentro”. 
“Champions? A quelle partite non rinuncerei mai. E come me tutti noi del Napoli, che sappiamo quanto valga una manifestazione del genere. fatica, in certe notti, non le senti. E chi gioca al calcio a certi livelli vuole la Champions. Si riparte, con nuovi orizzonti: ora c’è l’Europa League, ad esempio, e nessuno di noi si permetterà di affrontarla con leggerezza. Sogno una bella estate, prima lo scudetto e poi il Mondiale con la Spagna. Prima di chiudere la carriera, ed ancora un po’ ce ne vuole, mi piacerebbe giocarne uno, vivere quelle sensazioni”.

“Chi il Calcio migliore? “Ma noi, ovviamente. E lo dico senza presunzione. Chi ci vede giocare, si diverte; però garantisco che accade la stessa cosa a noi che siamo in campo: avvertiamo un senso di allegria, che dà energia”.

“Contratto? La scadenza è al 2020, quando avrò trentatré anni. E quel giorno spero di poter resistere almeno un altro paio di stagioni. Non sono in grado di leggere il futuro, né di negarmelo. Io posso dire che qui sono un uomo felice, anche se mi mancano la famiglia e i luoghi a cui sono legato. Ma sono anche un uomo fortunato, faccio il lavoro che volevo, mi dà soddisfazioni, una serenità interiore assoluta. Io qua ho trovato una città che mi ha aperto le proprie porte e mi ha fatto sentire come a casa mia. Vorrei poter avere la possibilità di giocare un anno con il mio gemello Juanmì. Il legame che c’è tra noi due è fortissimo, abbiamo la necessità di sentirci ripetutamente, anche cinque-sei volte al giorno, anche solo per chiederci, in video telefonata, come siamo, cosa stiamo facendo”.