L’edizione piemontese de La Repubblica ripercorre alcuni momenti relativi alla serata di Caos a Torino
Non appena la piazza inizia a svuotarsi quello che si apre alla vista è un tappeto verde di cocci di bottiglia, puzzolente di vino e di birra, che scricchiola sotto i piedi. Sembra assurdo ma è proprio quello che provocherà il numero maggiore di feriti: oltre mille sono coloro che perdendo le scarpe nella fuga si sono tagliati le piante dei piedi o si sono feriti cadendo. Dunque le bottiglie sono state il vero reale danno. “Alcune ore prima del fischio d’inizio la piazza è stata invasa dai venditori di birre abusivi, con le bottiglie di vetro “, racconta un tifoso che era in piazza e conosce bene le dinamiche di curva.
Un peso in questa scelta potrebbe averlo avuto la presenza, piuttosto numerosa, di ultrà bianconeri che non erano a Cardiff, ma avevano deciso di restare in città: “Hanno conquistato di prepotenza la guida del tifo, si sono installati sotto il maxi schermo e avevano di tutto, fumogeni, petardi ed erano loro a decidere cosa fare”. Più di un centinaio di ultrà, diffidati dalla questura di Torino si sarebbero trovati in piazza San Carlo, denuncia il tifoso: “La gestione dell’ordine pubblico era sfuggita di mano già un’ora e mezza prima della partita. Non si capiva chi controllava chi – racconta – Prima hanno fatto entrare i venditori abusivi, mentre dopo i disordini le forze dell’ordine, in particolare la polizia municipale, bloccavano l’accesso alla gente che voleva cercare i parenti feriti”.
Secondo l’ex ultrà, che vuole restare nell’anonimato, aver permesso a persone più volte segnalate alla Questura di partecipare all’evento ha aumentato i rischi, compresa la possibilità che dei petardi potessero scatenare il panico: “Fare andare in piazza cento persone che sono state diffidate per reati violenti di certo non ha aiutato – attacca – Questa secondo me è stata una scelta precisa, e una scelta sbagliata”
