Capello: “Serie A con meno talento e meno difesa”
Nel suo ragionamento sul momento del calcio italiano, Fabio Capello offre una lettura piuttosto severa del livello attuale della Serie A. Nell’analisi firmata per La Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore individua diversi segnali di un rallentamento generale. Dal ritmo delle partite alla qualità tecnica, fino alla capacità difensiva che per anni aveva rappresentato un marchio del nostro calcio.
Secondo Capello, il campionato italiano ha perso intensità. Si gioca con meno giri e con meno talento rispetto al passato recente. Un aspetto che, a suo giudizio, emerge anche osservando il rendimento di molti calciatori tra Serie A ed estero. Alcuni protagonisti che in Italia brillano, fuori fanno più fatica. Al contrario, diversi giocatori arrivati dall’estero riescono qui a imporsi con maggiore facilità.
Il suo riferimento è anche a profili che, una volta sbarcati in Serie A, hanno inciso subito sul piano fisico e tecnico. Da qui nasce la riflessione più ampia sul contesto in cui si trovano a giocare. Un ambiente che, per Capello, oggi offre meno ostacoli rispetto ad altri campionati di alto livello.
Poi c’è il tema difensivo. Ed è forse il passaggio più duro della sua analisi. Per l’ex tecnico, il calcio italiano ha smarrito una delle sue qualità storiche. Un tempo le squadre di Serie A sapevano colmare il divario tecnico con organizzazione, attenzione e cultura della fase difensiva. Oggi, invece, si insiste di più sulla costruzione dal basso, ma senza la stessa solidità di una volta.
Questo il passaggio integrale del suo intervento: “Il campionato attuale, però, mi sembra aver abbassato i giri del motore. Gli arbitri fischiano troppo, di talento ne vedo sempre meno. Non a caso, quando chi fa bene da noi si trasferisce all’estero, fatica da matti nella maggior parte dei casi. E viceversa, i McTominay, gli Hojlund o i Malen che giocavano sì e no altrove, in Serie A fanno la differenza, segnano, addirittura dominano a livello fisico. Significa che vanno in contesti dove per loro è più facile. E qui, permettetemi di aggiungere una postilla su come difendiamo. O meglio, su come non sappiamo più difendere. Un tempo, quando le squadre italiane soffrivano un gap qualitativo con le altre, compensavano con l’arte della difesa. Eravamo i maestri in Europa e nel mondo. Oggi, pensiamo a impostare con i centrali, partendo dal basso, ma… ci facciamo più che altro male da soli”.
La fotografia tracciata da Capello è quindi chiara. Il problema, per lui, non riguarda un solo aspetto. È un insieme di fattori: meno qualità, meno ritmo e meno identità in una delle caratteristiche che avevano reso la Serie A riconoscibile per anni.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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