Victor Osimhen, una vita piena di difficoltà
Victor Osimhen si racconta in un’intervista:
“Mio fratello ha venduto giornali sportivi, mia sorella vendeva arance in strada, io acqua in bottiglia a Lagos nel traffico. Dovevamo sopravvivere, quindi eravamo uniti. La sera eravamo tutti insieme e raccoglievamo i soldi sul tavolo. Abbiamo dato tutto a nostra sorella maggiore e lei preparava da mangiare e organizzava tutto. Parte della mia vita è stata una lotta per sopravvivere. Ma questo è tutto ciò che sono oggi alla fine. È difficile classificare tutto ma ogni evento ha creato la mia personalità”.
Una storia struggente quella di Osimhen, che con ostinazione ha lavorato e giocato a calcio così come poteva. Non si è mai arreso, deciso ad abbandonare una vita dura, guardando indietro solamente come qualcosa di superato. Giocava nelle discariche a cielo aperto, trovava vecchie scarpe per dare i primi calci alla sfera. Poi, l’occasione.
Gli inizi
Victor entra giovanissimo nella Strikers Academy, che di fatto lo toglie da un’infanzia complicata e lo affida alle nazionali giovanili, dove mostra subito un talento al di sopra della media. A soli 16 anni trascina la Nigeria Under 17 al Mondiale di categoria con ben 10 goal: una vetrina che spinge alcuni club tedeschi a monitorarlo da vicino. Nel 2017 la prima sfortunata avventura al Wolfsburg , dove si fa male a una spalla e contrae una particolare forma di malaria.
Al Lille
In Germania non riesce dunque a far valere le sue qualità, ma la seconda occasione si presenta al Charleroi , dove l’anno successivo “esplode” definitivamente con 20 goal in 36 partite. Un bottino che spinge il Lille a dargli una nuova grande occasione in un campionato di primo livello. In Ligue 1, Osimhen è tra i protagonisti assoluti del 2019/2020 prima dello stop definitivo del campionato a causa del coronavirus. Prima del lockdown, 18 reti e 6 assist in 38 presenze tra campionato e coppe, con due firme in Champions League. È riuscito a conquistare tutti nel vecchio continente e dunque l’interesse del Napoli, deciso a portarlo in azzurro come erede delle sue bandiere offensive.
Luigi Pagnotta

