Chivu-Conte, due narrazioni opposte: il campo contro i pregiudizi
La sfida tra Chivu e Conte non si gioca soltanto sul campo, ma anche — e forse soprattutto — sul piano della narrazione. È questo il filo conduttore dell’analisi proposta da Ivan Zazzaroni in un fondo pubblicato dal Corriere dello Sport, dove il direttore mette a confronto il modo in cui vengono raccontati oggi i due allenatori, soprattutto alla luce del peso specifico che il loro incrocio può avere nella corsa scudetto.
Secondo l’editoriale, il racconto mediatico tende a costruire due immagini opposte. Da una parte Cristian Chivu, celebrato come simbolo del nuovo corso e indicato come modello virtuoso, forte di una squadra prima in classifica e cresciuta sotto la sua guida. Dall’altra Antonio Conte, spesso descritto come una figura divisiva, legata a schemi comunicativi ritenuti superati, più concentrata sul contorno che sulla sostanza del campo. Una lettura che Zazzaroni mette in discussione con forza.
“E allora Cristian diventa il nuovo guru, mentre Antonio resta una sorta di provocatore figlio di un’altra epoca, un soggetto polemico-funzionale, un’eccellenza del chiagni e fotti. Il campo arriva dopo: spesso, sempre.”
Nel pezzo si sottolinea come il giudizio positivo su Chivu venga legittimamente ancorato ai risultati, ma anche come i difetti e le criticità vengano quasi sistematicamente riversati su Conte, accusato di costruire alibi e di spostare l’attenzione su fattori esterni: infortuni, arbitri, strategie societarie. Un approccio che alimenta una contrapposizione non solo tecnica, ma culturale.
“Chivu viene indicato come esempio da seguire (e ci sta) ma solo perché è primo in classifica, con merito e dopo aver migliorato una squadra che sembrava già superiore alle altre. E quasi certamente lo era. I difetti sono invece attribuiti tutti a Conte: è il solito accumulatore di alibi – sibilano i paraguru -, e li diffonde, una volta gli infortuni, un’altra l’arbitro, un’altra ancora la società che percorre una strada parallela alla sua. Chi non sopporta Conte si pensa migliore di lui. Solo che Conte sa vincere; solo che è bravissimo e conosce i sistemi e il sistema, mentre molti di noi – esclusi i presenti… – sono destinati alla mediocrità”.
In definitiva, il fondo invita a guardare oltre le etichette e i cliché, ricordando che al di là delle narrazioni, il campo resta l’unico vero giudice. E che l’esperienza, la capacità di vincere e la conoscenza profonda del gioco non possono essere archiviate come residui del passato.
Fonte foto in evidenza — Archivio —
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