Conferenza stampa di Aurelio De Laurentiis
Notizie calcio Napoli – Conferenza stampa di Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli interrompe il silenzio durato mesi, con lui il figlio Edo De Laurentiis. Di seguito le parole del patron azzurro dalla sala conferenze dell’hotel a Roma.
Conferenza stampa De Laurentiis:
“Vi ringrazio di essere venuti, è chiaro che sono stati momenti difficili questi del Covid. Che non ci aspettavamo. Quindi ci ha colti impreparati. Già nello scorso campionato, avere questo problema del mese di marzo, dover ritardare la fine del campionato stesso, non avere lo spazio e il tempo per programmare l’annualità che si è conclusa quest’anno. Dove ognuno pensa ai propri egoismi, perché io avevo detto: scusatemi, con il Covid che senso ha dover programmare i campionati europei? E quindi costringerci dopo aver avuto non il riposo dovuto, non la possibilità di un ritiro vero in estate, non una possibilità di un mercato vero, dobbiamo fare la corsa per creare degli assist agli istituzionalisti? A coloro i quali non investono denaro nel calcio e che stanno nei ruoli che ricoprono grazie a noi. Invece di essere concretamente al nostro servizio per tutelarci, ci creano dei problemi non da poco.
Leggevo che in Inghilterra hanno castigato i protagonisti inglesi della Superlega. E lì si accorda, al di là del covid, la possibilità di fare la finale a Londra con 75mila partecipanti. Forse riducibili a 25 mila. Io ricordo quando è partito il primo lockdown, una settimana prima, a me si chiedeva di andare a giocare in Spagna. E io dissi: ma scusate, qua mi sembra stia per scoppiare la terza guerra mondiale, come facciamo a muoverci. Ci dissero: prendi un aereo fino a Parigi e poi spostarti. Risposi: siete matti! Per loro è più importante giocare una partita che preservare la salute dei popoli. Questo in realtà, ancora mi scandalizza. Tra poco pubblicheremo i calendari. Farei una domanda a Draghi: ci sono più di 30 milioni di italiani che nel calcio trovano una valvola di sfogo. L’80% di loro sono uomini, circa 24 milioni, che lavorano per il Paese. Allora caro Draghi, perché tu ti disinteressi completamente al mondo del calcio? Perché non convinci gli altri Paesi europei a posticipare l’inizio di tutti i principali campionati europei ad una data che sia adatta anche sul piano vaccinale? Perché in Europa non è nata una obbligatorietà ai vaccini? Sento tanta gente in giro che dice: no, ma io non mi vaccino, non ci penso nemmeno. Di fronte all’ineluttabilità e alla non certezza, ecco perché parlo di terza guerra mondiale: la più subdola, la meno individuabile e comprensibile. Dove poi si può fare una dietrologia gigantesca. Che però non ci porta da nessuna parte.
Allora ripeto: caro Draghi, perché tu che sei un uomo di politica economica e per questo ti ringrazio e hai la mia stima, ti disinteressi allo sport nazionale numero uno? Tu non hai forse considerato che qui in Italia il calcio ha una valenza economica molto importante. Però guarda caso per colpa del covid è sotto di un miliardo e mezzo. Una cifra che pesa, ma non mi sembra che il Governo italiano si sia messo una mano sulla coscienza e abbia pensato a togliere il burocratese tipico della Federcalcio. Apriamo una porta di innovazione, cerchiamo di verificare come sanare i bilanci tutti in rosso, come se fossero in pura vergogna.
Caro Draghi, ti prego e ti scongiuro, che c’è tanto da lavorare nel calcio. Non è mai stato fatto nulla: sono 40 anni che diciamo che c’è una legge sbagliata, ma nessuno la cancella. Ci deve pensare il Governo, non la Lega: mi rispondono. Ma il Governo non fa nulla”.
-Cosa è accaduto secondo lei nella sera di Napoli-Verona? Negli ultimi mesi ha qualcosa da rimproverarsi o da rimproverare?
“Rimproverarsi e rimproverare a qualcuno è sempre la strada più corta e meno efficace. Quando rompi qualcosa, i cocci se li riaggiusti si vedono sempre. Vedi, è stato un anno e mezzo improprio. Con il Covid e senza la presenza sugli spalti del dodicesimo uomo in campo, le partite sembrano quasi giocate in un acquario. Dove questa impetuosa presenza fonica delle voci degli allenatori, sembrano quasi stordenti e inimicarsi quella che è la logica di una squadra che trova da sola, una volta che è stata preparata la partita e allenata, la sua rappresentazione del gioco. Se voi ben vi ricordate più o meno su tutte le partite non solo del Napoli, come in un acquario, c’era quasi una situazione irreale. Dove le voci degli allenatori impetuosamente diventavano protagoniste. Io non credo che col tifo dello stadio, la voce dell’allenatore arriva se non a gesti ai vari calciatori. Tant’è che appena c’è un fallo, l’allenatore di solito chiamava a sè i calciatori per comunicargli qualcosa.
Senza tifosi sugli spalti, l’allenatore ha la libertà di condurre il gioco dalla panchina. Rimproverarmi qualcosa? No, è stato un campionato falsato per tutti. La dietrologia ti può portare ad avere cattivi pensieri, ma io non ne faccio di dietrologia. L’ultima partita col Verona? E’ stata una gran delusione, sono andato negli spogliatoi per suonare la gran cassa durante l’intervallo. Mi ha fatto molto piacere vedere il gol segnato che mi ha quasi rilassato. Nei successivi minuti non mi ha fatto piacere vedere il pareggio. Quindi, sai, arrivi alla fine di un campionato così negativo e complesso sul piano della tensione nervosa. Perché giochi sul filo di lana la posizione da terzo a quinto posto. Dove anche il risultato degli altri conta. Dove tu in qualche modo già sei stato bastonato varie volte durante l’anno, in partite dove forse meritavi qualcosa in più. A livello di resa, non di quello che hanno concesso. Poi c’è l’episodio del Cagliari, che già ci aveva creato patemi d’animo. Non ho nulla da recriminare, è stato un anno e mezzo di campionato molto falsato.
Il campionato potrebbe partire il 20 di agosto e ancora non sappiamo se ci saranno i tifosi. Vorrei tanto che i miei colleghi mi dicessero: Aurelio, hai ragione. Convinciamo 8-10 club a non partire, qualcuno ci seguirà e ci sentirà”.
-Superlega? Se è vero che il Napoli fu contattato dal presidente del Real Madrid?
“Florentino Perez, con cui ho fatto colazioni insieme a Madrid anche con Maradona, non mi ha mai contattato. Non sono mai stato a favore della Superlega: ne faccio una questione economica. Ma non è che tu facendo un super torneo a 12, dove inviti tu gli altri, hai risolto i problemi della economia del calcio.
Tu i problemi dell’economia del calcio li risolvi se prendi coscienza che la Champions ed Europa League non servono economicamente a nessuno. Perché Florentino Perez ha avuto il merito non di inventare la grandissima cretinata della Superlega, ma il merito di dire perché voleva crearla. Perché il torneo di Champions e di Europa League non servono ai nostri bilanci. Perché i nostri investimenti sono tali che non possiamo andare avanti con questi fatturati per fare un assist istituzionale a chi crede di governare il calcio invece che svolgere un’operazione straordinaria di segretariato. Per me dobbiamo creare un campionato europeo dove non si va per estrazione da Montecarlo per capire chi gioca con chi. Perché quello è affidato al caso, alla dea bendata. Invece bisogna creare equilibrio e fare così: i cinque Paesi più importanti fatturano di più e possono permettersi i calciatori più costosi. Francia, Spagna, Inghilterra, Germania e Italia.
Queste cinque nazioni meriterebbero un campionato europeo a se stante il martedì-mercoledì-giovedì. Chi ci accede? Ogni anno, ecco dove sbaglia Florentino Perez con i dodici, con una possibilità democratica puoi far competere tutti. Se sono l’Udinese, la Fiorentina o il Verona e arrivo fra i primi 6, ho il diritto di partecipare al campionato: 6×5, fa 30 squadre. Con 29 partite secche. La prima in casa, la seconda fuori casa e via dicendo. Sono meno le partite delle 29, perché tu da ogni Nazione elimini le squadre che appartengono alla stessa Nazione. In questo modo, tra sponsor, stadi e piattaforme, porti a casa dieci miliardi. Non i 3 miliardi di Florentino Perez. Gli altri 25 stati d’Europa, chi arriva primo, fa una competizione a 25. Il primo della competizione a 25 e il primo della competizione dei 5 migliori Paesi, si sfidano in una finalissima.
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