Corbo: “Il nuovo corso della Nazionale premia il progetto Napoli. Meritano attenzione tre punti”

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Antonio Corbo commenta Il nuovo corso della Nazionale sulla falsa riga del progetto Napoli, nel suo editoriale per Repubblica “Il Graffio’:

“Oltre a Moise Kean c’è un calcio che cambia. In Europa lo sanno già. Ma ci voleva il primo gol in Nazionale di un ragazzo italiano nato nel nuovo millennio per capirlo anche qui? Come passare all’improvviso dalla notte al giorno, ci si accorge che emerge una generazione diversa e migliore. Si finirà per ringraziare Giampiero Venura, il ct che andò a schiantarsi come un kamikaze con un carico di uomini, schemi, metodi sbagliati al varco del Mondiali 2018.

L’esclusione dell’Italia è stato lo choc giusto per entrare nel futuro con una Federazione riqualificata, i caporioni liquidati o inquadrati, un tecnico scelto tra quelli che vincono in Italia e all’estero.

Se è esploso Kean, va ricordato che il suo nome era da un anno negli appunti di Mancini, dal giorno in cui lo vide nell’Hellas Verona. Se giocano Donnarumma, Spinazzola, Zaniolo, Barella, Bernardeschi vuol dire che i vivai sono fertili, che ha un valore la figura dell’allenatore. Dal 2018 ad oggi passa la differenza che divide Ventura da Mancini, il vecchio criterio di selezione dall’attuale, un’idea di calcio dall’altra.

In questa tendenza si è messo il Napoli a maggio. Quando De Laurentiis rinunciò a Sarri e al culto dell’estetica per Ancelotti. Vince chi sa vincere, avrà pensato il presidente. Ancelotti come Mancini, Lippi, Capello, Trapattoni: ha vinto ovunque. Ieri si leggevano gli elogi a Mancini e le ombre su Sarri, che ogni settimana sventa l’esonero nel Chelsea, dove ha un presidente ricco sfondato come il russo Abramovich, nessun limite di fatturato e acquisti, un pubblico ostile che chiede solo trofei.

Il calcio è questo. Il Napoli è nel segno della modernità. Basta per cominciare, una base solida per costruire, ma non ancora tutto per vincere. Vale come progetto. Secondo posto a 15 punti dalla Juve, niente dalla Coppa Italia, fuori per un soffio dopo uno strepitoso girone dalla Champions, pronto alla sfida con l’Arsenal nei quarti di Europa League. Il bilancio di Ancelotti è buono. Il merito più alto è quello riconosciuto ieri dal presidente: mette sull’altare il giocatore, non il suo gioco. Dà spazio a tutti, non avendo schemi ripetitivi, mandati a memoria, di effetto spettacolare; ma una squadra fondata su creatività e turnover. Questo, ritiene De Laurentiis, consente di valutare chi è da Napoli e chi da cedere.

Perché il progetto porti a grandi conquiste, va perfezionato. Meritano attenzione tre punti.

1) Cercare giovani di grande qualità. I nuovi Kean. Lodevole finora l’acquisto di Meret e Fabian Ruiz. Poi? A che punto siamo con Lozano, Barella, Chiesa, Tonali e gli altri nomi letti finora, o ce ne sono altri in segreto?

2) Su quali dei giocatori maturi è giusto far cassa? Insigne, Allan e Koulibaly sono le carte sul tavolo. Non vale solo cifra. Ogni mossa può essere da flop o da bingo.

3) La condizione atletica fa discutere. Non convince la teoria di Ancelotti sul modello Nba, con giocatori gestiti da medico e trainer personali. È un rischio delegare. Si presentarono i Nas anni fa per un massaggiatore clandestino a bordo il sabato sera. Proprio oggi si discute a Firenze sull’antidoping. Il Napoli è un esempio di correttezza. Da sperare siano tutti così. La regolarità del campionato dipende in futuro dagli arbitri come dai più sofisticati controlli”.

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