Antonio Corbo tratta il caso Younes nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio’
“Amin Younes tornato in Olanda diventa un caso. I misteri non autorizzano disinformazione. Nel web è possibile lanciare qualsiasi ipotesi. È il prezzo che paghiamo alla modernità. Nel giornalismo bisogna fermarsi ad una corretta analisi dei fatti. Per trarne poi una conclusione.
1. La vicenda non può chiudersi qui, con una dichiarazione vaga quanto lesiva. Chi legge in Olanda ma anche in Italia, può pensare tutto il male possibile di società, squadra, città. Che cosa gli è successo? Una rapina, telefonate o incontri da stalking, offerta a Castel Volturno di yogurt scaduto o birra tedesca guasta, ingaggio ridotto rispetto a quello promesso, pressioni per l’acquisizione di diritti oggettivi, richiesta di disponibilità a trasferirsi al Sassuolo, odore di mandrie di bufale nell’aria?
2. Se non parla Younes, sia il Napoli attraverso il suo ottimo ufficio stampa a spiegare la posizione della società. A noi risulta che in una domenica di riposo per la squadra sia stato un dirigente (Nicola Lombardo) a fargli visitare la città e offrirgli un pranzo a Marechiaro.
3. Il contratto che rimane agli atti prevede l’impiego di Amin Younes da giugno 2018. Un avvocato di fiducia del Napoli spiega a Crc perché potrebbe aprirsi una controversia tra giocatore e Napoli, con risarcimento danni e addirittura squalifica se Younes andasse a giocare altrove.
In attesa che giocatore e club chiariscano (escono male entrambi dalla vicenda) è giusto porsi qualche domanda. Se Amin è il 25 enne trequartista abile e intraprendente che gioca nell’Ajax e fa parte della Nazionale tedesca non poteva essere utile trattenerlo a Napoli, piuttosto che prometterlo a Bologna e Sassuolo? Non resta che attendere i chiarimenti di giocatore e Napoli, ma anche le scuse al nonno del giocatore descritto in questa vicenda come malato in gravi condizioni, afflitto da severe patologie e dalla nostalgia del nipote”.

