La settima vittoria è la più faticosa dell’intero campionato, anche la più interessante. Se la società sa rileggerla bene. In questi giorni si dividono presidente e allenatore: uno sparge nuvole di incenso, l’altro stende un velo di grigia prudenza, ricordando i rigori invocati e negati. Qual è la verità? Il Napoli deve dirla a se stesso: se punta in alto deve indovinare due acquisti a gennaio, un esterno e un centrocampista. Se gli basta volare a mezz’aria, va bene così.
Favorevole anche la sosta. La Nazionale ferma il campionato quando il Napoli per la prima volta gioca la mezz’ora finale con la spia rossa della riserva. Le emozioni diventano intense quando Sarri smonta l’attacco: usciti Callejon, Insigne e Higuain, l’Udinese si gonfia. Occupa meglio il campo. Impone gli straordinari a Reina, Albiol, Koulibaly, Hysaj, Ghoulam, Allan, i duri dell’ultima frontiera. Evidenti la stanchezza del Napoli e l’ansia di rimonta dell’Udinese, come palese è il divario tra Higuain e Gabbiadini, Callejon ed El Kaddouri, lo stesso Insigne apparso sotto tono e lo spento Mertens.
C’è un’altra traccia, e va esaminata. Il Napoli offre spettacolo, è a tratti irresistibile, ma non più una sorpresa. Cominciano a studiarlo. L’Udinese ha ripreso due espedienti tattici. Anche se Sousa e Gasperini li hanno provati senza evitare la sconfitta. La difesa a tre fu tentata da Sousa a Napoli, con un mediano-jolly per avere la superiorità numerica a centrocampo. Ecco che il cileno Manuel Iturra corre indietro per rafforzare la vigilanza sulla sua fascia sinistra e avanti per sostenere il concittadino di Insigne, il regista Lodi di Frattamaggiore, attempato ma ancora lucido e caparbio. Iturra gioca per due ed esausto sarà sostituito nella ripresa.
L’altro stratagemma è lo stesso del Genoa. I mediani Lodi e Badu marcano a uomo due centrocampisti su tre: il primo Jorginho, l’altro Hamisik. Ne soffre la costruzione. Deve occuparsi persino Reina di rintracciare gli attaccanti da un’area all’altra. Non è controllato a vista solo Assan, e non è un caso: il Napoli trova a destra una via d’uscita, con i triangoli di Allan, Hysaj, Callejon. A sinistra la catena di montaggio cigola senza la libertà espressiva di Hamsik e con Insigne poco ispirato. Il dominio per un’ora è comunque assicurato: per una Udinese troppo contratta e perl’esuberanza di Higuain, incontenibile, nessuno si gira come lui in velocità, gli basta uno spiraglio per tirare, ieri lo indovina al millimetro bruciando sullo scatto il poderoso maliano Molle Waigue. Con Higuain, quest’anno agile e determinato, allegro e spietato, si corre con la vittoria a bordo anche se le gomme sono un po’ sgonfie. Ma dopo 200 gol vuol pur vincere uno scudetto. Il Napoli d ieri ce la fa?
Sarri ha studiato una valida contromisura attaccando al centro l’Udinese, convoca spesso al centro Callejon e Insigne rimodulando il 4-3-3- in 4-3-2-1, un modo per staccare Lodi e Badu dai controlli asfissianti di Jorginho e Hamsik. Meno condivisibile l’uscita di Callejon per El Kaddouri. Ma i disagi del finale portano altrove il tema: per una stagione di vertice occorre investire i risparmi estivi. Nessuno dimentica che il mercato liberò un Napoli incompleto nei ricambi. Mancano due terzi alla fine, coraggio Napoli. Nel calcio anche i sogni hanno un prezzo.
Fonte: Antonio Corbo per Repubblica

