Antonio Corbo scrive del Nuovo Napoli di Maurizio Sarri su Repubblica nella consueta rubrica Il graffio:
Otto gol ai morbidi montanari del Trentino accompagnano il Napoli nella serata di esordio. Tre di Insigne. Due di Mertens e Gabbiadini ciascuno. Uno di Bifulco, intraprendente giovanotto. Spettacolo piacevole, ma la cronaca dice molto e nulla.
Proprio nel nulla vanno ricercate le novità più interessanti.
1) Tra i tanti marcatori manca il nome del protagonista. Mirko Valdifiori. Sembra il solo elemento innovativo tra un Napoli e l’altro. Rapidi ed essenziali i suoi lanci in verticale scavalcano il centrocampo. Avviano il ribaltone. Consentono alla squadra una ripartenza veloce. Saranno utili contro le squadre forti e graditi agli scattisti, primo fra questi Higuain per guadagnare profondità. I movimenti di Valdifiori in orizzontale consentono invece una rassicurante copertura.
2) Valdifiori è stato poco assistito dai collaboratori di reparto. A sinistra De Guzman è una nuvola di passaggio. A destra Inler non accetta l’idea di un regista, ignora Valdifiori, incomincia lui l’azione portando palla, quindi male.
3) Il numero dei gol e la vivacità degli attaccanti coprono una lacuna: è mancata l’ampiezza del gioco offensivo, caratteristica del calcio moderno ed espressione del miglior Napoli di Benitez nel primo anno del suo biennio in chiaroscuro. Basterà attaccare solo in verticale, soprattutto contro squadre più deboli e chiuse? Il livello degli ascetici avversari non consente giudizi definitivi, ma Sarri dovrà fare qualcosa per dare ampiezza al congegno offensivo e dare un senso ad una struttura da 70 gol.
4) Quantomai opportuno l’acquisto di Allan. Non da trascurare Jorginho apparso rivitalizzato. In attesa di vedere Hamsik alla sinistra di Valdifiori, non dispiace l’ipotesi di un terzetto Allan-Valdifiori-Jorginho con Hamsik trasferito più avanti, preferito a Insigne come trequartista.
5) La partenza di Zapata priva il Napoli della soluzione estrema, l’attaccante d’urto dei finali concitati.
Le difficoltà operative del mercato non hanno consentito di preparare in ritiro il vero Napoli. Maurizio Sarri ha lavorato sul nulla, avendo a Dimaro troppi migranti. Ma l’uomo e il tecnico meritano la più ampia fiducia.

