Antonio Corbo scrive sul rinnovo di Sarri nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio’
“Vista da lontano, la trattativa per il rinnovo del contratto di Sarri fa sorridere, tremare, riflettere. È accolta come una buona notizia: la società riconosce il lavoro dell’allenatore, genialità e pazienza nel montare pezzo su pezzo la struttura della squadra capolista, una lenta costruzione da artigiani senza tempo. Ma le buone notizie sono così rare da lasciare qualche dubbio: quando la firma tra presidente e tecnico che felicemente vincono insieme da tre anni? Basta poco: compilare il modulo da spedire in Lega, migliorare l’offerta economica, mandare a Sarri una bozza. Con la sua firma, si perfeziona il nuovo accordo. Ci vuole tanto?
Aurelio De Laurentiis vanta infiniti meriti: in 14 anni ha portato stabilmente nel calcio europeo un club raccolto tra le ceneri della Fallimentare. Ma ogni anno in una serie A zavorrata da circa due miliardi di debiti, la metà con le banche, il Napoli dimostra come sia possibile creare profitto. Insegna come si possa fare impresa nel calcio, trasferendo parte degli utili ai suoi conti correnti personali. È una lodevole eccezione. Una perfetta macchina di gol e di soldi che però va in corto circuito per un difetto di fabbrica. La tendenza a complicare qualsiasi trattativa. Pesano tonnellate di clausole. Ogni affare rischia di arenarsi tra le secche di complicati accordi. I ritardi sono la metafora del Napoli, dagli acquisti agli ingaggi. Le soluzioni sono sempre le migliori, ma che fatica. Sarebbe stato un errore prendere Politano a 28 milioni: non per acquistarlo, ma solo per far sfumare l’accordo, il Napoli ha speso fino all’ultima ora utile.
Le clausole rischiano di lacerare anche rapporti solidi. Sarri è legato al Napoli fino al 2020, ma può liberarsi pagando 8 milioni di penale, con preavviso tra il 2 febbraio e il 30 maggio 2018. Una gabbia che ricorda quelle di Guantanamo. Sarri l’ha accettata nel novembre 2016, quando fu finalmente ratificato il contratto dopo l’annuncio commosso del 27 maggio. «Mi ha trattato come un padre», la dichiarazione di Sarri. Quasi un milione e mezzo l’anno, il doppio del primo ingaggio, l’aveva solo sognato. Il successo ha poi insinuato qualche perplessità. Era davvero un supercontratto?
Ora che il Napoli fa sapere di voler blindare Sarri, la reazione è duplice. Una buona notizia, certo, ma qualche timore c’è. Quando la firma? Preoccupato è proprio Sarri. Domenica da Benevento l’ha comunicato a mezzo stampa: non ha tempo per parlare di contratti, comincia una serie delicata di impegni per lui, ma soprattutto per il Napoli. E dire che l’unico ad avere vantaggi sembra proprio Sarri. Il primato gli dà un elevato potere contrattuale. Ma il rispetto che il vecchio artigiano ha per la sua creazione gli impone di non distrarsi neanche per un’ora.
Rifletta la società. Se vuole gratificare Sarri e blindarlo, come usa dire, gli consegni a mano in busta con offerta leggera nelle clausole e cospicua nella cifra. L’allenatore può firmarla anche subito o metterla da parte, in attesa di decidere. Tempo verrà. Ma per lo scudetto, dopo un mercato infinito per nulla, di tutto ha bisogno il Napoli. Tranne che di un altro tormentone”.

