Corbo: “Regole infrante, cenni di intese, pacchiane complicità. Quanto vale uno scudetto della Juve?”

Corbo sul Napoli

Antonio Corbo scrive sull’epilogo dell’ultima giornata di campionato nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Gaffio’

“Lo scudetto svanisce tra due sberle di vento. Una serata dopo l’altra, neanche venti ore: sabato la peggiore Juve butta giù l’indifesa Inter degli ingenui cinesi, gente che porta soldi ad un calcio che ancora non conosce nei suoi perfidi gangli. Ieri il peggior Napoli crolla dopo sei minuti, perché dopo aver visto la strana partita di Milano si sente predestinato al collasso. Paga la sua fragilità emotiva, appena è espulso Koulibaly, il gigante dell’Allianz Stadium. Era già successo: 3 marzo, la Juve con le sue buone stelle prevale sulla Lazio a Roma ed il Napoli perde con la Roma subito dopo, perché gli riesce più facile affrontarla e batterla fissandola occhi negli occhi, ma ne soffre a distanza lo strapotere. La superiorità della Juve fuori del campo è anche nei film che impazzano nel web, regole infrante, cenni di intese, pacchiane complicità.

Che questo campionato finisca presto, l’ambiguità di questo weekend confonde persino i valori del Napoli. Il suo secondo posto è limpido come il calcio avvincente e innovativo di Sarri, il sacrificio di pochi e forse troppo pochi giocatori, l’esemplare dignità del suo pubblico. Ma come insegna Allegri conta l’albo d’oro, e lì è difficile trovare il bel Napoli, perché con 4 punti in meno e tre gare da giocare la Juve appare troppo potente e distante. Una domanda rimane però senza risposte chiare: quanto vale davvero uno scudetto della Juve? Senza gioco, con tante polemiche esterne e interne, i tifosi juventini si divertono davvero?

Poteva fare meglio? Se Inter-Juve ha una concitata dinamica che richiama certi arbitri e arbitraggi dell’America Latina, con la diabolica regia della Var, Fiorentina-Napoli nella sua gelida regolarità è l’orribile conclusione di una fantastica cavalcata. Fuori, il Napoli non perdeva da 547 giorni, anche quella volta vinse senza grandi meriti la Juve. Si poteva fare meglio? Due sassi mandano il Napoli fuori pista. Il pur veloce Koulibaly è battuto sullo scatto lungo da Simeone: in ritardo tenta un goffo recupero con le due gambe a tenaglia intorno allo scattante figlio di Diego Pablo Simeone, allenatore dell’Atletico Madrid, nome d’arte “El Cholo”. Il rigore convertito dalla Var in punizione comporta l’espulsione di Koulibaly. Ultimo uomo contro il rivale diretto a rete.

Sarri getta il secondo sasso. Giusto inserire Tonelli, discutibile eliminare il mediano che imposta il gioco e fa da interdizione con Allan. La scelta sembrava restringersi tra Callejon che da due mesi non gira e Hamsik. Esce Jorginho, il Napoli non trova in Hamsik né il regista né il contrasto, in Callejon riscopre il solito turista incantato sulla fascia destra. Si crea in mezzo un buco che diventa voragine, gli esterni non si abbassano per contrastare né per dare vie d’uscita al gioco, la Fiorentina impone la superiorità numerica al centro. Ma sembra tutto inevitabile, dare colpe è ingeneroso, lodare Allan e Reina è invece doveroso, perchè resistono su una trincea di cartapesta.

A Sarri e ai suoi l’applauso non di Napoli ma dell’Italia onesta del calcio, la sua ammirazione per tre anni di calcio innovativo. Alla società gli auguri di buon lavoro, il piano industriale chiede tanto coraggio e lucidità. De Laurentiis dove e da chi comincia?”.