Il doppio appello di Antonio Corbo a De Laurentiis e Sarri nel suo editoriale per Repubblica ‘Il Graffio’:
“Il rinvio del rinnovo di Sarri ritarda non solo l’accordo economico, ma la costruzione del nuovo Napoli. Sono interessati sia il presidente che tiene ai conti più che a se stesso, sia Sarri che si è messo in vetrina nella speranza che arrivi un club disposto a coprirlo d’oro. Parole sue. Ma non c’è solo una questione di danaro.
Oltre la vertenza economica tra società e allenatore, c’è il Napoli. Nell’ampiezza della sua storia fatta di amore e sogni. Nel talento onesto della squadra che lotta per lo scudetto, giocatori che credono nell’impresa ed hanno bisogno di serenità. Nelle aspettative di un pubblico che sostiene ai limiti delle sue risorse la cavalcata attraverso botteghino, marketing ed entusiasmi travolgenti la sua antica bandiera. Tutto questo versante fatto di aspirazioni e sentimenti rimane al buio. Come se non esistesse.
L’hanno capito De Laurentiis e Sarri?
L’ultimo discorso di Aurelio De Laurentiis ha spento luci e allungato ombre sulla vicenda. Altro che chiarezza. Il collega Pasquale Tina ha dato fondo a tutto il suo equilibrio per riassumere al meglio le frasi in saliscendi del presidente. Ecco uno stralcio del suo articolo.
“Sono fatti nostri, privati in cui i media non devono entrare”, premette il presidente a margine dell’assemblea dell’Eca che si è svolta a Roma. “Io e Sarri – ha spiegato De Laurentiis – convergiamo su tutto, ma questo non significa trovare sempre i modi giusti. Si è giovani oppure no. Se lo si è, bisogna rischiare su tutto. C’è da capire quanto i nostri compagni di viaggio siano in grado di rischiare”.
Parole che si prestano a tante interpretazioni. Ecco perché il numero uno del Napoli ha poi precisato la situazione relativa al tecnico. “Sarri è uno che ha sempre rischiato in tutta la sua vita. Con onestà intellettuale e professionale, è riuscito a diventare ciò che è oggi. Molti giocano fino a 37 anni e poi diventano allenatori, lui ha subito un infortunio e quindi non ha fatto il calciatore. Ha studiato tanto e alla fine è diventato quasi geniale in quello che fa”.
La chiusura è un auspicio, sintomo di un’intesa che va blindata nel prossimo mese qualora ci fossero i presupposti per continuare. “Sarri si è avvicinato alla A da poco e il Napoli lo ha stimolato a mettersi in gioco ancora di più. Mi auguro che si possa fare ancora insieme tutto questo”.
Fin qui l’intervento del presidente. Che parla per immagini, metafore, allusioni. Si legge e si rilegge. Ma si attraversa il fumo. È un monito a Sarri? Un richiamo alla realtà? Un ultimatum, quando dice che
Rileggete anche voi. Non rimane che invitare De Laurentiis e Sarri a discorsi lineari. Nel rispetto di giocatori e tifosi. A De Laurentiis va detto che non c’è peggior modo di comunicare. Dice e non dice. Allude e tace. Il solito Aurelio, arguto e ingenuo, raffinato e intempestivo.
Oggi dovrebbe sentirsi ad un bivio.
1) Rimane zitto in attesa dell’incontro per il rinnovo del contratto.
2) Parla, spiega la sua posizione, apre la trattativa. Non c’è una terza via.
Rivediamo le due posizioni. Logica vuole che il presidente domandi a se stesso: Sarri è l’allenatore giusto per il Progetto Napoli dal 2018 in poi? Bene, fa un’offerta economica, lo libera di quella gabbia di clausole che creano solo equivoci, rancori e confusione, parla con Sarri alla presenza di Giuntoli e senza informare nessuno si dia inizio al piano mercato. Obiettivo: che cosa fare perché il Napoli voli ancora ad alta quota come in questi tre anni.
Logica vuole però che anche Sarri esca dai suoi dubbi. Si faccia pure lui una domanda: voglio essere l’allenatore di un Napoli sempre più grande o il miglior cliente della mia banca a Figline Valdarno? Se la risposta è la prima, chieda un ingaggio economico che ritiene giusto in rapporto a quanto ha reso e può ancora rendere. E si rimetta al lavoro come sa ben fare lui.
Guidare il Napoli nella corsa scudetto, gestire una squadra impegnata in un finale massacrante e fantastico, tenere l’orecchio al telefonino in attesa che un cinese o uno sceicco gli prometta la luna: caro Sarri, sono tre modi inconciliabili di vivere nel calcio questa sua 59esima primavera.
Può mai logorarsi nell’ambletico tormento fra i trionfi nella città promessa ed un pugno di milioni in da incassare chissà dove e per chi? Maurizio ascolta: il ragazzo nato nella dignità solenne di quella Bagnoli colta e operaia non può tradire i valori di una vita. Proprio ora che infila il suo luminoso tramonto.

