Coronavirus, la triste storia di Amal: il figlio di 5 anni è rimasto da solo per un mese
La sua mamma, Amal Messahoud, origini tunisine, dal 2003 in Italia, dove ha sposato Younes, racconta al “Resto del Carlino” la sua storia con il virus. Al ritorno a casa ha trovato gli striscioni di bentornata preparati da amici e conoscenti, ma ancora non il suo bambino, seguito in un primo momento dai servizi sociali del Comune che l’avevano sistemato in un albergo in isolamento e ora affidato a una famiglia del palazzo in cui la donna vive. “Mio marito non ce l’ha fatta. Il virus ha attaccato il suo cuore e lo ha ucciso, io ho lottato perché fuori ad aspettarmi c’era mio figlio”.
Amal dovrà aspettare ancora due settimane prima di riabbracciare suo figlio. “Voglio essere certa che il male se ne sia andato”. Nel frattempo, il piccolo non sa niente. Non sa che la mamma è tornata a casa e non sa neanche che suo padre è morto. “Loro due erano inseparabili. Sarà difficile dirlo a mio figlio”. Che a settembre comincerà le scuole elementari ad Ancona. “Resterò in Italia – assicura lei, che non ha nessuna intenzione di tornare in Tunisia -. La nostra vita è qui”.
A seguire il caso è stata Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, che spiega di aver trovato una sistemazione in hotel per il piccolo quando i genitori si sono ammalati. “Il Seeport lo ha accolto in una grande stanza. C’era il rischio di contagio, non potevamo affidarlo alle strutture per minori”. E così è rimasto per un mese tutto solo nell’albergo, dove ha conquistato tutti con la sua simpatia e la sua timidezza. “Una sera, mentre guardava un film, ha detto ‘Anche il mio papà mi abbraccia così. Non gli abbiamo potuto dire niente. Sapevamo già che il suo papà non ce l’aveva fatta”. Per fortuna, la sua mamma sì.
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