Coronavirus, scienziati contrari ad aprire le aziende: prolungamento di quarantena per altri 15 giorni?

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Coronavirus, scienziati contrari ad aprire le aziende: prolungamento di quarantena per altri 15 giorni?

Alla fine gli scienziati questa mattina il loro compitino a Conte lo consegneranno. Dicendo, «per noi le condizioni per ripartire non ci sono ancora. E tanto meno per mandare la gente a spasso. Ma se proprio si deve limitiamo la ripartenza a qualche comparto industriale più essenziale e seguendo le misure di sicurezza che vi suggeriamo». Meno di una mezza apertura che lascia comunque il cerino in mano al premier che al «suo» Comitato scientifico (Cts) lo aveva detto chiaro e tondo: «Non posso fare quello che voi dite, l’economia deve ripartire o il Paese rischia di fallire. E non possiamo nemmeno obbligare troppo a lungo la gente a casa». Sta di fatto che il nuovo dpcm di Conte, in arrivo venerdì, confermerà il lockdown per altri quindici giorni.

Altra questione sulla quale il Cts si è spaccato, con una parte favorevole a far uscire dalla quarantena anziani e bambini e altri no. Una linea di prudenza sostenuta dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che nell’incontro tra il governo e le delegazioni dei partiti ha detto che affrettare la riapertura ora rischia di portarci alla casella di partenza. Trovando una sponda inaspettata in Salvini. Del resto che non sia il momento di allentare le restrizioni l’ha detto ieri l’Oms e lo ha ribadito al telefono proprio a Speranza la Commissaria Ue Stella Kyriakides, leggendogli l’ultimo rapporto del Centro europeo per il controllo delle malattie, che invita gli Stati a non mollare senza aver pronto un sistema di test e sorveglianza. Che dopo Pasqua ancora non avremo. Però anche la pressione del mondo industriale è tanta.

La Confindustria delle regioni epicentro dell’epidemia, Lombardia, Emilia, Piemonte e Veneto ieri è scesa in campo sottoscrivendo un’agenda per la riapertura e chiedendo al governo di fare presto, Mentre sono decine di migliaia le richieste di apertura in deroga sui tavoli dei prefetti. Soprattutto da parte delle imprese metalmeccaniche. Che il governo non autorizzerà a riaprire dopo Pasqua, ma il 20 aprile magari sì. Conte ne ha già parlato con il leader della Cgil Landini, mentre Francesca Re David, segretario nazionale Fiom, detta le condizioni: «Rispetto dei protocolli di sicurezza e potenziamento dei controlli, soprattutto nelle piccole e medie imprese, potenziando la rete degli ispettori del lavoro, anche a costo di richiamare quelli in pensione». Indicazioni non distanti da quelle che fornirà il comitato al governo.

Rifacendosi proprio a quei protocolli ulteriormente perfezionati ora dall’Inail. Tanto per cominciare turni più brevi e con meno lavoratori per garantire il distanziamento. Poi stop a chi ha più di 37.5 di febbre, procedure di accesso dei fornitori esterno che evitino i contatti, chiusure delle mense, pulizia giornaliera e sanificazione periodica dei locali, che in ufficio riguarderà anche tastiere, mouse e schermi touch. Le mascherine dovranno essere utilizzate dove vi sia il rischio di avvicinarsi l’un l’altro a meno di un metro.

Pericolo che dovrà essere ridotto all’osso, perché oltre a rivedere i turni di lavoro ovunque possibile si farà ricorso alla smart working e agli ammortizzatori sociali, oltre che a ferie e permessi per non lasciare senza salario chi dovrà stare meno al lavoro per garantire il distanziamento. E poi occorrerà potenziare le linee di trasporto per evitare l’affollamento di bus, treni e metro. Con queste regole dopo Pasqua potrebbero riaprire un po’ di imprese a sostegno di quelle sanitarie e agroalimentari del codice Ateco, oltre alle fabbriche «terziarie» che producono semi-lavorati per conto terzi. Ma nel Cts c’è anche chi caldeggia la riapertura delle botteghe artigiane. Mentre sulla scuola il niet è unanime.

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