Il presidente del Napoli a Palazzo Madama: attacco al sistema dei procuratori, alle rose troppo ampie e alla gestione politica degli stadi
In una lunga e accorata audizione in Senato svoltasi il 22 maggio 2024, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha tracciato un quadro spietato dello stato di salute del calcio italiano. Davanti ai membri della Commissione Cultura e Patrimonio Storico, il patron azzurro ha esposto i mali strutturali che affliggono il sistema, lanciando un monito alla classe politica affinché intervenga non con sovvenzioni economiche, ma con riforme legislative profonde. Secondo De Laurentiis, il disinteresse delle istituzioni ha permesso l’accumulo di miliardi di debiti che oggi mettono a rischio la sopravvivenza stessa del settore.
Uno dei punti cardine dell’intervento ha riguardato l’eccessivo numero di partite e la struttura dei campionati. Il presidente ha criticato il passaggio storico da 16 a 20 squadre, sottolineando come l’aumento dei match fino a punte di 80 a stagione porti a un’usura fisica e mentale insostenibile per i calciatori. Questo “caos totale” rischia di accorciare drasticamente le carriere dei campioni, trasformandoli in atleti precocemente logori e incapaci di mantenere alti standard prestazionali nel tempo.
Dura anche la presa di posizione sulla questione stadi e sulla gestione delle tifoserie. De Laurentiis ha denunciato l’immobilismo della politica locale e il peso della burocrazia, che frenano gli investimenti privati nelle infrastrutture. Il patron ha citato il modello inglese per invocare una pulizia radicale degli spalti, lamentando come in Italia alcune tifoserie organizzate riescano ancora a dettare legge all’interno degli impianti. La debolezza dello Stato nel governare questi fenomeni, giustificata spesso dalla ricerca del consenso elettorale, è stata definita dal presidente come un’ammissione di impotenza inaccettabile.
Infine, il numero uno del Napoli ha puntato il dito contro lo strapotere dei procuratori, indicati come i principali responsabili dell’indebitamento dei club a causa delle continue richieste di adeguamento salariale. La proposta lanciata in Senato è drastica: allungare per legge la durata dei contratti fino a otto anni e impedire ai club di agire come intermediari. Tali misure, secondo De Laurentiis, servirebbero a eliminare i ricatti contrattuali e a riportare l’etica e la trasparenza fiscale al centro del calcio italiano, proteggendo gli investimenti delle società dalla speculazione degli agenti.
Massimiliano Esposito
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