Il successo del Napoli per 4-2 sulla Sampdoria ha riacceso prepotentemente le speranze dei partenopei per la conquista di un posto Champions. Dopo la débacle della Roma in casa dell’Inter e il pareggio casalingo della Lazio contro il Chievo, i 3 punti conquistati da Higuain & co. hanno dato una spinta ancor più vigorosa verso un finale di campionato che si preannuncia incandescente. Al di là della vittoria, la prestazione offerta dagli azzurri è stata brillante, un vero esempio di calcio moderno, un inno alla bellezza di questo sport.
Mihajlovic sarà anche bravo, ma Benitez ha dimostrato (a tutti) cosa vuol dire essere un maestro (‘o mast). Infatti, il Napoli messo in campo dal tecnico spagnolo ha rasentato la perfezione sia dal punto di vista tattico che da quello dello spettacolo offerto.
Se, quindi, il calcio napoletano sta facendo sognare i propri tifosi, lo stesso non può dirsi del calcio italiano che in questa domenica ha scritto l’ennesima pagina nera della propria storia.
A Bergamo, negli spogliatoi dello stadio Atleti Azzurri, Denis si è reso protagonista di una vera propria aggressione ai danni del calciatore dell’Empoli Tonelli. Il giudice sportivo ha squalificato l’atalantino per 5 giornate (comportamento violento con conseguenze lesive) e il calciatore empolese per una (espressioni intimidatorie: “ammazzo te e la tua famiglia”). Più che il provvedimento di un giudice sportivo è sembrato essere quello di un magistrato penalista.
Di certo quello andato in scena a Bergamo non è stato un civile scambio di opinioni tra due perfetti gentiluomini, ma solo l’ennesimo squallido esempio di quanto poco responsabili possano essere alcuni calciatori che, invece di ergersi a modelli positivi per le nuove generazioni, si rendono protagonisti di comportamenti riprovevoli o, come in questo caso, di zuffe degne di un bar di infimo livello.
A completare il quadretto della perfetta domenica ‘pallonara’ ci hanno pensato i tifosi della Juventus che, facendo esplodere una bomba carta nel settore dei supporters del Torino, hanno mandato all’ospedale ben otto persone.
Ormai le domeniche “sportive” sembrano aver ceduto il posto alle domeniche “in trincea”. Tra qualche tempo a fine giornata non si farà più la conta dei gol, ma dei feriti.
È giunta l’ora che chi di dovere si dia una mossa mettendo in campo una seria politica diretta a sbattere fuori dagli stadi i tifosi violenti, per sempre. Lo sport più bello del mondo è ormai prigioniero delle frange più estreme del tifo e le istituzioni appaiono impotenti al cospetto di tale fenomeno.
La triste vicenda di Ciro Esposito sembra non aver insegnato nulla. Gli striscioni esposti a Roma contro la povera madre, Antonella Leardi, hanno mostrato ancora una volta come il livello di tensione in alcuni ambienti ultrà sia più alto rispetto a prima.
Da ignaro mi domando: come è possibile che in uno stadio come l’Olimpico di Roma possano entrare striscioni di quelle dimensioni senza che nessuno se ne accorga? Connivenze, convenienze o coincidenze?
Altra domanda, e poi chiudo: ma se alcuni paesi vengono annoverati tra quelli del “Terzo Mondo”, noi italiani siamo il “Quarto”?
Dario Catapano
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