Chissà che effetto farà a Fabio Pecchia, oggi apprezzato vice di Benitez, rivedere Zeman lungo quei corridoi dello stadio San Paolo e poi una volta in campo, sulla panchina avversaria. Era stato uno degli allievi preferiti dal boemo durante quella brevissima parentesi del 2000. Centrocampista intelligente, bravo nell’interpretrare il ruolo di intermedio, scrupoloso nelle esercitazioni. Pecchia, però, rimase incantato da quel modo di interpretare il calcio e quando prese il patentino da allenatore professionista (dopo la laurea in giurisprudenza) un giorno andò a studiare proprio gli allenamenti di Zeman a Pescara.
«Un allenatore unico, mi piace la forza con cui impone le sue idee», disse. Pecchia che nella sua carriera è stato alle dipendenze di diversi allenatori (Mazzone, Lippi, Guidolin, Spalletti, Simoni) si è sempre professato uno zemaniano convinto. Ma volle conoscere anche Benitez e così Filippo Fusco lo accompagnò a Liverpool anni fa per studiare anche i metodi di Rafa che poi lo ha voluto a Napoli. Pecchia che esordì in serie A grazie a Marcello Lippi nel ’93 ha cominciato a fare gavetta in panchina, prima a Foggia (vice di Porta), poi a Gubbio (vice di Simoni), quindi opinionista televisivo ed infine sulla panchina del Latina dove praticava il 4-2-3-1 lo stesso modulo adottato da Benitez.
Quando il Napoli ingaggiò l’ex tecnico del Liverpool, la società era alla ricerca di un vice che parlasse l’italiano e conoscesse le insidie del nostro campionato. Appena a Benitez venne fatto il nome di Pecchia, il tecnico spagnolo non ebbe un attimo di esitazione: aveva avuto modo di conoscerlo qualche anno prima e di apprezzarne la serietà, nonchè la competenza calcistica. Ma oggi l’allenatore-laureato non potrà non emozionarsi nel salutare «mister Zeman».
Fonte: Corriere dello Sport

