Il Belgio di Mertens più forte di Brasile, Argentina e Spagna

Un grande passista, di quelli che dominavano le corse a tappe e che il Belgio sfornava senza soluzione di continuità. Oggi nel nord Europa rimpiangono i ciclisti capaci di divorare i grandi giri. Non c’era più il cannibale Eddy Merckx, ma ci si difendeva. Invece si scorre qualsiasi albo d’oro e l’ultimo belga è abbinato all’anno 1978, Johan De Muynck primo al Giro d’Italia. In compenso, la capacità di competere nelle corse a tappe è passata alla Nazionale di calcio, avversaria dell’Italia in amichevole e inaspettatamente divenuta l’ottava al mondo a conquistare il primo posto nel ranking Fifa. E, fatto ancora più sorprendente, senza aver mai vinto neppure un torneo, Mondiale o Europeo che sia. Come un passista di vaglia, come un Alberto Contador (per restare in tema) capace di vincere quest’anno il Giro d’Italia senza aggiudicarsi una sola tappa.

Un primato dal lungo cammino ma non inaspettato. O, almeno, inaspettato lo era pochi anni fa. Nel 2009 il Belgio è numero 68 per la Fifa, tre le retrovie europee. Certo, la sua storia non era costellata di successi, come visto, e neppure i club brillavano. Su tutti l’Anderlecht con due Coppe delle Coppe e una Uefa, insieme con il Mechelen, vincitore della Coppa delle Coppe nel 1988, ultimo segnale di vita belga. Poca roba rispetto alla confinante Olanda, appena più della metà di abitanti rispetto ai vicini (6 milioni e mezzo contro undici) ma con sei Coppe dei Campioni in bacheca, oltre a un Europeo nel 1988 e a finali mondiali disputate da splendidi perdenti. In Belgio il pallone rotolava, invece di rimbalzare: risultati negativi, disamore dei tifosi, disinteresse generalizzato, al punto quasi da non trovare qualcuno disposto a pagare i diritti tv delle partite. Un declino cui la Federazione decide di porre un limite alla fine degli Anni 90, quando si cambia il rapporto scuola-pallone, si formano gli allenatori con serietà, si dà la precedenza ai vivai, con i grandi club (Anderlecht, Standard Liegi, Bruges e Genk) a fare da capofila. In più, particolare non da poco, l’aiuto del destino, che fa nascere talenti che chiedono solo di essere lavorati, in una realtà accogliente con i figli degli immigrati. Così oggi nel giro della Nazionale ci sono marocchini (Fellaini e Chadli), kenyani (Origi), congolesi (Kompany, Benteke, Lukaku e Batshuayi), maliani (Dembelé), spagnoli (Mirallas), kosovari (Januzaj), indonesiani (Nainggolan), angolani (Cavanda), portoghesi (Ferreira-Carrasco) e originari della Martinica (Witsel).

L’ultimo tassello, quello decisivo, si chiama Marc Wilmots: una discreta carriera da calciatore, una fulminea e deludente da politico (senatore nel 2005, quasi subito dimessosi, per il Mouvement Réformateur), quindi nello staff della Nazionale come assistente e, dal 2012, responsabile unico. Il nuovo ct vede che la squadra è lo specchio del paese: tre lingue (olandese, francese e tedesco), altrettante etnie (58% di fiamminghi e 32% di valloni francofoni, più una consistente minoranza germanofila) e una città sovradimensionata come Bruxelles, con il restante 10% della popolazione, in gran parte fiammingo. Tutti belgi, ma impossibilitati a parlarsi tra di loro, incapaci persino di gestirsi tra 2010 e 2011, con una vacanza record del governo di ben 598 giorni. Una divisione che si registra in Nazionale: c’è il tavolo dello staff tecnico, quello dove si parla fiammingo, quello dove si parla francese. Wilmots rovescia tutto: “Quando si è insieme si fa gruppo, un solo tavolo per tutti”. E’ il primo segnale. Il ct dà un’anima alla squadra, i giocatori ci mettono il talento, educato soprattutto all’estero, dove i belgi sono apprezzati per capacità e spirito di adattamento, Non a caso, dei 24 convocati anti Italia, solo cinque giocano in patria. E non a caso nell’ultima estate i grandi colpi sono stati Kevin De Bruyne al Manchester City per 74 milioni e Christian Benteke al Liverpool per 46. Giocare in campionati competitivi fa crescere i ragazzi di Wilmots, i risultati sono conseguenti, per la gioia collettiva di un paese oggi unito solo su due cose: monarchia e Nazionale. E’ arrivato il primo posto nel ranking Fifa, manca il grande acuto internazionale, ma il Belgio si sta attrezzando, pronto a reclamare il proprio spazio a Francia 2016.

Fonte: Yahoo Sport

Amedeo Gargiulo

Laureato in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli nel 1997. Seconda Laurea in Storia all'Alma Mater di Bologna nel 2012. È insegnante di Lingua e Letteratura Italiana nella Scuola secondaria di secondo grado dal 2007. È giornalista pubblicista dal 2017. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo storico: "Κύμη (Cuma)" Azeta Fastpress. Si occupa di due rubriche sulla storia del Calcio: "Tasselli di storia napoletana" per Forzazzurri.net e "SINE QUA NON, siamo qui noi" per 1000CuoriRossoblu. È Presidente della Associazione Culturale Enciclomedia ODV.

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