C’è delusione e amarezza per quel che poteva essere e non è stato. Le aspettative erano ben altre rispetto al quinto posto che gli azzurri conquistano in campionato peggiorando ulteriormente il livello con cui Rafa Benitez aveva iniziato il suo ciclo partenopeo. La stagione si chiude come era iniziata, cioè con la Champions che scivola via contro avversari alla portata. Il campionato al San Paolo termina così come era iniziato, cioè perdendo col Chievo alla prima e con la Lazio all’ultima. Anche il biennio di Benitez si chiude con un’analogia, Stefano Pioli è stato il primo allenatore di Serie A a confrontarsi con il tecnico spagnolo: ma dal 3-0 al Bologna del 2013 al 2-4 di ieri le uniche certezze sono state la cocciutaggine di scelte tattiche che non hanno consentito agli azzurri di esprimere tutto il loro potenziale tecnico. Ma i tifosi non devono disperare. Anzi. Benitez va ringraziato proprio per l’ultimo traguardo non raggiunto: sarebbe stato molto peggio per il suo successore costruire in fretta una nuova squadra e arrivare al preliminare di Champions con un ritiro incompleto per le numerose assenze a causa della Coppa America. Adesso, invece ci si rimbocca le maniche e fra quaranta giorni si comincerà da zero a Dimaro dopo aver formattato l’hard disk avendo a disposizione i giusti tempi per impostare la nuova stagione. Perché tutto si può azzerare, ma non la passione dei tifosi che hanno un grande sogno nel cuore.
TOP– Sotto i riflettori del San Paolo va in scena quello che in tanti avevano definito lo spareggio della vita. Non tutti interpretano nel modo corretto il match contro la Lazio. Per lunghi tratti, luci ed ombre caratterizzano la prestazione dei calciatori azzurri. Di certo ampio merito va al Pipita per aver riaperto i giochi, a Mertens per un secondo tempo martellante, merito anche a Hamsik che si scopre regista arretrato dando continuità alla manovra ed anche a Koulibaly che imperiosi si fa trovare pronto sia in chiave difensiva che nell’impostazione del gioco in mezzo al deserto dei primi 45 minuti. Ma la migliore prestazione la offre Christian Maggio, uno dei pilastri su cui si fonderà il prossimo Napoli: il laterale vicentino spinge per tutta la gara, si danna l’anima e dà il buon esempio da capitano vero. E’ lui a guadagnare il rigore più importante della sua carriera. Eccellente anche il recupero nel finale su Djordjevic che però serve involontariamente la palla-gol ad Onazi. Ma quella è sfortuna e per lui solo applausi.
FLOP – Anche la stagione di Gonzalo Higuaìn si chiude così come era iniziata. Per l’attaccante argentino quest’annata finisce con la più ghiotta delle occasioni buttate all’ortiche così come quella che sprecò nella finale del mondiale brasiliano 10 mesi fa. Un urlo strozzato in gola e una classe cristallina che non trova la stessa efficacia sotto porto per mancanza di freddezza. Lui, cuore latino, tornerà ad indossare a breve la maglia biancoceleste della Selecion di Martino. Chissà se poi a metà agosto indosserà di nuovo quella azzurra. Il Pipita per ogni singolo tocco vale il prezzo del biglietto ma se De Laurentiis riuscirà a costruire intorno a lui una squadra che gli eviterà di sacrificarsi per tutto il campo, magari ritroverà la lucidità offensiva sotto porta. Perché ad un attaccante questo chiedono i propri tifosi: fare gol, e Gonzalo, rigori a parte, sa fare bene il suo mestiere.
Massimo Avino
Il migliore e il peggiore azzurro in Napoli-Lazio

