A Roma gli azzurri avevano una doppia missione: cancellare Torino e tornare a casa con il miglio punteggio possibile. Missione compiuta a metà. Parte bene il Napoli: subito Higuaìn ha l’occasione della serata ma, complice anche il terreno viscido, spreca. Sale in cattedra la Lazio che lavora ai fianchi i partenopei per poi bucare lungo le vie centrali. Solo nella ripresa si vede il miglior Napoli che da un altro sbaglio dinanzi alla porta del Pipita trova la deviazione in rete di Manolo Gabbiadini. Un 1-1 che salva capra e cavoli e rimanda tutto alla gara di ritorno fra circa trenta giorni al San Paolo.
TOP – Alti e bassi in questi 94 minuti giocati all’Olimpico capitolino, ma di sicuro un’altra prova rispetto all’Olimpico torinese: Mertens, Gabbiadini, David Lopez e Britos, giocano bene ma solo per un tempo. Sufficiente per portare a casa il pari ma non necessario per premiarli. Ed allora la palma del top player di serata va a Gonzalo Higuaìn che, sebbene sulla coscienza ha una ghiottissima occasione, mancata in avvio di gara, e poi altre piccole imprecisioni, ha dalla sua il merito di aver offerto bene profondità alla squadra facendo molto movimento e mostrando anche numeri di alta scuola su un terreno insidioso. Determinante anche nelle chiusure difensive in cui ha ricordato molto il suo predecessore uruguaiano.
FLOP – In questa semifinale di una coppa nazionale sono moltissime le note negative ad iniziare dallo spettacolo indecoroso dei laziali, farcito di striscioni, cori razzisti ed il laser verde, onnipresente come il presidente Lotito che, a fronte del suo ruolo istituzionale, resta impassibile dinanzi a tutto ciò. A chiudere questo festival degli orrori c’è la gestione dell’evento da parte del servizio pubblico televisivo che, ancora una volta, confonde competenza con parzialità e fornisce una telecronaca a tre voci che assomiglia più ad un canale tematico della piattaforma satellitare. Tornando al calcio giocato, fra gli azzurri, chi ha deluso è stato Jonathan De Guzman che a metà del primo tempo è già sulle ginocchia perché fatica molto nell’offrire il raddoppio a Ghoulam su Felipe Anderson ma perde del tutto di vista la fase offensiva e pecca anche di lucidità sotto porta.

