Complice un’Inter disperata e in cerca di vana gloria in questa martoriata stagione, il Napoli regala ai 45.000 del San Paolo la migliore partita dell’Era Benitez. Ma non è tutto demerito degli ospiti, allenati da un Mancini che, per la prima volta in Italia, non raggiunge la finale della Coppa nazionale. Anzi. Gli azzurri confezionano una gara quasi perfetta. Si, perché la perfezione si sarebbe ottenuta se il Pipita avesse capitalizzato nel primo tempo le tante occasioni costruite da una squadra molto equilibrata che in egual misura ha effettuato sia la fase difensiva sia quella offensiva. A ciò si aggiunge un dato statistico importante: nelle ultime tre competizioni della Tim Cup, quando si sono affrontate ai quarti Napoli e Inter, la squadra vincente poi si è aggiudicata il titolo; e poi c’è la “cabala” che, negli incontri arbitrati dal ligure Massa, vuole gli azzurri sempre vincenti. Tante circostanze favorevoli condite, come da tradizione “rafaeliana”, anche da un po’ di sana follia tattica, con l’impiego di calciatori in ruoli non proprio congeniali ma che hanno assolto in pieno il proprio compito.
TOP – Quando si batte un avversario blas
onato e con una rosa di tutto rispetto, vuol dire che l’intera squadra ha giocato al top. Tante le menzioni speciali: per Higuaìn che, nonostante la bruciante ferita al ginocchio sinistro, stringe i denti tutta la gara e confeziona al 93’ il pacco dono a Carrizo; menzione anche per Koulibaly che si far trovar pronto nel sostituire Maggio, per Hamsik che fa impazzire i nerazzurri con improvvisi cambi di fronte e serve al Pipita almeno due assist strepitosi. Poi c’è Strinic che sa essere una spina nel fianco e imperversa sulla fascia mancina senza mai lasciare in difficoltà i compagni della difesa. Come non elogiare il “Triangolo delle Bermuda” azzurro, composto da David Lopez, De Guzman e Gargano, in cui si disorientano gli avversari e, misteriosamente, spariscono palloni pericolosi. Tra i tre c’è anche il Top di serata, quel Mota Walter Gargano che, venduta su Kijiji la sua Playstation, sostituisce il gamepad con le scarpette e trascina, recupera, imposta e detta i tempi della manovra onorando al meglio la prima fascia da capitano: se avesse anche piedi più precisi, siamo certi che, a Napoli, non si sarebbe mai sognato Mascherano, nemmeno sulla Playstation.
FLOP – Difficile, quasi impossibile, trovare un azzurro che abbia giocato al di sotto della sufficienza. Tutti bravi a contenere ed offendere. Ma c’è un azzurro che non ha brillato rispetto ai compagni, quel Josè Maria Callejòn che, già da qualche tempo offre rendimenti alterni, e anche ieri la gara disputata non è in linea con i suoi standard di gioco. Lo spagnolo si sacrifica molto in fase di ripartenza, ma non ha la lucidità dei tempi migliori. In fase offensiva non riesce ad incidere anche se, un alibi lo vogliamo trovare: l’assenza improvvisa di Maggio lo disorienta perché Koulibaly è prezioso e puntuale nelle chiusure ma troppo lento e macchinoso nel percorrere la fascia di competenza. Per questo i tempi di gioco si alterano e anche Callejon fa il possibile per colmare questo gap ma in questo frangente di stragione la sua stella brilla poco. Anche quando Benitez gli cambia fascia la manovra azzurra non ne beneficia. Con l’avvento di Gabbiadini c’è la possibilità di far rifiatare lo spagnolo in modo da poterlo avere al meglio quando la stagione entrerà nella fase decisiva.

