Pubblicato il: 16 Dicembre 2018 alle 4:24 pm

Il Roma, Carratelli: “Il Napoli ha un prestigio da difendere la posizione di vertice conquistata in questi anni! L’inseguimento alla Juve favola pompata dai media…”

L’editoriale di Cardarelli:

Conclusa la prima fase di Champions ed Europa League, ecco il campionato italiano complessivamente bocciato sul palcoscenico europeo. Sette squadre in lizza, quattro eliminate (Inter, Napoli, Milan, Atalanta). Dei 72 punti in palio nei gironi Champions, le quattro italiane ne hanno raccolto la metà, 38, con 8 sconfitte in 24 partite (Napoli una sola sconfitta). In Europa League, 36 punti in palio, 19 conquistati con 5 sconfitte in 12 partite. Proseguono Juventus (due sconfitte) e Roma (tre sconfitte) in Champions, la Lazio (tre sconfitte) in Europa League. L’Atalanta fuori agli spareggi dell’Europa League, ai rigori contro il Copenaghen. Si torna al campionato esaltato dai media per interessi editoriali (più copie, più ascolto), ma è ben poca cosa. La Juventus non si ferma. Non ha ostacoli, se mai ce ne fosse uno. Ha già liquidato le quattro squadre alle sue spalle: 3-1 al Napoli, 1-0 all’Inter, 2-0 alla Lazio, 2-0 sul campo del Milan. Ieri sera è uscita viva (1-0, rigore di Ronaldo) da un derby che il Torino le ha reso molto difficile sul piano fisico. Sullo 0-0 al Torino è stato negato un rigore (fallo su Zaza). Cagliari-Napoli, nel tardo pomeriggio, non è una partita facile per gli azzurri. Il Cagliari è imbattuto in casa (due vittorie, cinque pareggi), il Napoli ha la ruggine di Liverpool nella testa e nelle gambe. Il Cagliari gioca per conquistare una salvezza anticipata. Il Napoli non ha un obiettivo esaltante. Il secondo posto non scalda più nessuno. Per giunta, le altre concorrenti fanno continuamente cilecca. La classifica non viene mai mossa e, obiettivamente, non si vede una formazione superiore al Napoli per la piazza d’onore. L’inseguimento alla Juventus è una favola che ci tiriamo dietro, pompata dai media per dare un senso a questo campionato segnato in partenza. Ma il Napoli ha anche un prestigio da difendere, la posizione di vertice conquistata in questi anni da confermare. A Cagliari Ancelotti inserirà “forze fresche” per rianimare una formazione che rischia di sedersi dopo la resa di Liverpool. Vedremo ancora quei giocatori trascurati da Sarri che non hanno ancora brillato con Ancelotti. Riposeranno i più provati dalla trasferta inglese. Chiunque va in campo dovrà tenere alta la bandiera azzurra. La squadra non può e non deve mollare ora che è uscita dalla Champions ed è lontana dallo scudetto. Il Cagliari darà l’anima, come suol dirsi, gasato dal portentoso recupero finale sulla Roma. Gioca la sua salvezza in casa (11 punti sul suo campo, 6 in trasferta). Ha sei punti di vantaggio sulla zona-retrocessione, un buon margine, ma non ancora rassicurante. Darà battaglia contro gli azzurri, privo però del suo cannoniere (Pavoletti infortunato). E’ un campionato che, con gli alti e bassi dei club storici, rischia di avere interesse solo per le squadre medio-piccole. La zona-Champions, in ritardo solo la Roma, ha i soliti “clienti”. La seconda metà della classifica è più combattuta. Escludendo il Chievo, con i suoi miseri tre punti, ci sono sette squadre in nove punti (Cagliari, Empoli, Genoa, Spal, Udinese, Bologna, Frosinone). I tornei europei riprenderanno l’anno prossimo. Il Napoli ricomincerà dall’Europa League (14-21 febbraio, sedicesimi di finale) che, per una formazione della Champions, è sempre una retrocessione. Sarà un torneo ricco di ottime squadre. Il Napoli punta a vincerlo? Questo è l’impegno dichiarato per smorzare la delusione di Liverpool. Il Napoli è competitivo, dice Ancelotti, che non vuol dire vincente. Così, niente è cambiato rispetto alle ultime stagioni. Il Napoli ha limiti strutturali, tecnici, fisici, di personalità che un allenatore che ha vinto tanto in Europa non poteva certo trasformare profondamente, soprattutto al primo anno sulla panchina azzurra. La squadra ha ancora i giocatori più importanti giunti con Benitez (2013) e sta invecchiando. In otto anni, tre volte seconda, tre volte terza, cinque volte in Champions. Il massimo possibile. La Juventus scava un solco in Italia, l’Europa è ancora un impegno troppo alto per andare avanti (due volte negli ottavi Champions, 2012 con Mazzarri e 2017 con Sarri; una volta in semifinale di Europa League, 2015, con Benitez). Il problema si pone l’anno prossimo. Quale trasformazione sarà necessaria per tenere le magnifiche posizioni di questi anni e andare oltre? L’allenatore è una garanzia, ma sarà il calciomercato a segnare il futuro.