Pubblicato il: 22 Marzo 2015 alle 4:05 pm

Intervista a Fabio Bazzani, attaccante del Mezzolara Calcio

Abbiamo intervistato per la Rubrica “Buoni esempi calcistici” l’attaccante del Mezzolara Calcio Fabio Bazzani.
Ecco la trascrizione dell’intervista:

Fabio Bazzani è decisamente il giocatore più prestigioso che abbia avuto il Mezzolara Calcio. E cominciamo l’intervista chiedendo a Bazzani se si ricorda il 12 novembre del 2003 che cosa è accaduto, nella tua carriera:

Direi la convocazione di Trapattoni. La mia prima convocazione in Nazionale da parte di Trapattoni con la partita in Polonia, a Varsavia.

Ci vuoi raccontare cosa ti ricordi di quel giorno?

Ricordo innanzitutto la convocazione a Roma con la visita al Papa Karol Wojtyla che chiaramente essendo polacco era collegata con la nostra amichevole. Dopo il saluto al Vaticano, al Papa siamo partiti per Varsavia e quindi insomma per me era l’esordio. È stata una grande emozione. Poi, addirittura sono entrato nel secondo tempo e quindi sicuramente è stato un grande ricordo.

Nel 2003 che cosa sapevi di Mezzolara? Perché in realtà nel 2003 già il Presidente Pietro Zucchini non c’era più. C’era già stata la promozione in Serie D? Sapevi qualcosa della frazione di Mezzolara e della squadra di Mezzolara?

No. Onestamente no. Ho iniziato a conoscerla l’anno dopo, quando ero in vacanza in Versilia, a Forte dei Marmi e Calzolari Max, Direttore Sportivo, che era stato mio compagno di squadra nel 94/95 nel Boca mi ha chiamato per venire a vedere una partita a Marina di Pietrasanta, dove il Mezzolara in Serie D giocava contro il Pietrasanta e da lì ho iniziato a conoscere il Mezzolara sapendo che Max lavorava per questa realtà

Volevo chiederti un ‘altra cosa. Un po’ per il prestigio che hai come calciatore, forse anche per l’età (tanto smetterai di giocare ancora tra tanti e tanti anni). Ti riconosci questo ruolo non solo di leader in campo con i tuoi compagni, ma anche quello di papà verso questi che possono essere tuoi fratelli minori.

Sì è chiaro che il mio apporto deve essere in campo, ma deve essere soprattutto fuori dal campo e appunto negli atteggiamenti, negli esempi. È normale che vedo bene in questi cinque anni giovani che mi guardano, mi scrutano in ogni movimento dentro lo spogliatoio e sul campo. Quindi, ho il dovere anche di rappresentare un esempio per i giovani, per i tanti giovani che formano questa squadra, perché la serie D te lo impone. Di conseguenza è chiaro che spero quando finirò la carriera (mi dispiace smentirti ma tra pochi mesi) di poter essere ricordato come un esempio oltre che per le gesta tecniche, ma per quello che sono riuscito a trasmettere in questi cinque anni.

Senti, smetterai tra pochi mesi, ma la cosa che mi chiedevo, tu hai vissuto la tua vita professionale essenzialmente nel calcio, ti sembra che il calcio ti abbia magari tolto qualcosa, magari qualche esperienza diversa dal calcio che avresti voluto fare e che non hai fatto; ma soprattutto ti chiedo: il calcio ha ancora un suo valore educativo e formativo nei confronti dei ragazzi? Suggeriresti ai genitori di portare i loro figli sui campi da calcio, con tutte le cose che si sentono talvolta negative nel calcio?

Si sentono cose negative, come senti tante cose negative nella vita di tutti i giorni fuori. Quindi secondo me il calcio è comunque un modo di aggregazione. Tiene i giovani impegnati. È una disciplina comunque che può stimolare. È chiaro che va presa nel modo giusto. Nel modo giusto vuol dire farlo con impegno farlo con dedizione, soprattutto se vuoi provare a costruire qualcosa della tua carriera nel calcio. Io non posso rimpiangere niente perché è quello che volevo fin da bambino, da ragazzino ho fatto tanti sacrifici. Ho fatto delle rinunce perché chiaramente quando hai 17-18 anni i miei amici, dopo cena, andavano fuori, andavano a ballare. Io magari il sabato il venerdì dovevo andare a letto perché c’era un allenamento, c’era una partita importante. Sono rinunce per quella giovane età, però io volevo fare questo. Anzi il calcio lo dovrò ringraziare per tutto quello che mi ha potuto dare su tutti gli aspetti

Ultima cosa. Peri tifosi del Mezzolara pensi che la Serie D sia l’obiettivo massimo o sia lecito sperare ancora qualcosa in in più? In un futuro da dirigente (chissà) da parte tua per il Mezzolara, possiamo immaginare un’ obiettivo superiore alla Serie D?

No credo di no perché credo che Mezzolara sia una realtà che faccia dei gran sacrifici a stare in Serie D. In più la serie D da quest’anno è diventata una quarta serie nazionale, con l’eliminazione della Lega Pro 2. La Lega Pro è diventata un campionato unico. La Serie D ha assorbito le squadre della C2. Quindi, diventa una quarta serie nazionale che per una frazione come Mezzolara, e Budrio, è assolutamente importantissima e già ci vuol tanto sacrificio per mantenerla. Per quanto riguarda il mio compito smetterò, mi prenderò una pausa di riflessione, una vacanza, l’idea però è quella di continuare nel calcio, ma seconda me più che dirigente, insomma sono più portato a stare in campo.

Perfetto. Ti ringraziamo Fabio. Da parte della rivista forzazzurri.net grazie tante.

Grazie a voi e un saluto a tutti.

Prossimamente riporteremo anche l’intervista al bomber Manuel Iarrusso e al Direttore Sportivo Massimo Calzolari.

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Amedeo Gargiulo

Amedeo Gargiulo

Amedeo Gargiulo

Laureato in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli nel 1997. Seconda Laurea in Storia all'Alma Mater di Bologna nel 2012. È insegnante di Lingua e Letteratura Italiana nella Scuola secondaria di secondo grado dal 2007. È giornalista pubblicista dal 2017. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo storico: "Κύμη (Cuma)" Azeta Fastpress. Si occupa di due rubriche sulla storia del Calcio: "Tasselli di storia napoletana" per Forzazzurri.net e "SINE QUA NON, siamo qui noi" per 1000CuoriRossoblu. È Presidente della Associazione Culturale Enciclomedia ODV.

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