Il pilastro difensivo dice la sua sul tecnico dei partenopei
Kalidou Koulibaly ha rilasciato un’intervista a DAZN alla trasmissione “Linea Diletta”, condotta da Diletta Leotta. Durante il suo intervento il difensore ha parlato tra le altre cose anche di Luciano Spalletti e del suo impatto sui risultati e sullo spogliatoio.
Queste le sue parole:
“Spalletti ci ha dato tante cose, soprattutto la mentalità. Lui ha sempre avuto molta stima di questa squadra e del suo gioco. La prima cosa che ci ha detto quando è arrivato è stata: “Devo cercare il problema che ha questa squadra, perché non è normale che non vince”. Quello ci ha fatto subito scattare qualcosa nella testa, una persona che arriva da fuori che dice questo ti fa riflettere.
La bellezza di Spalletti è che quando è arrivato ha avuto l’umiltà di dire che il lavoro fatto da Gattuso prima di lui è stato buonissimo. Lui non è qui per cambiare cosa ha fatto prima Gattuso, ma di mettere cose in più. Ha avuto l’umiltà e l’intelligenza di presentarsi in questo modo“.
“Spalletti Mi chiama in tanti modi. Mi chiama anche generale o comandante. Dice che sono un leader, ma io faccio ciò che penso sia giusto. Sono qui da 8 anni e mi sembra normale aiutare chi è arrivato da meno tempo. Sono consapevole che quando sei al Napoli giochi per una città intera, per milioni di persone. Ci sono tifosi in tutto il mondo, dobbiamo capire che quando scendiamo in campo dobbiamo essere al 100% perché giochiamo per tutta questa gente.
Come chiamo io Spalletti? Il mio papà (ride, ndr). È una cosa che dicono i miei compagni, perché ogni allenatore che arriva mi fa sempre giocare titolare e allora dicono che quel mister è il mio papà. In che ruolo impiegherei Spalletti in un film western? Sicuramente il cowboy. Lui può avere questo atteggiamento un po’ misterioso, che lotta per la giustizia. Ci sta l’accostamento“.
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