La foto del bambino iracheno con la maglia da Lionel Messi tagliata dalla busta di plastica ha fatto il giro del mondo
La maglia è improvvisata, come del resto la vita di un bambino iracheno che vaga per un luogo indefinito, forse la Turchia, forse un campo profughi A Dahuk, in Iraq. Senza una casa, senza più una patria certa, non ancora rifugiato, solo scappato dalla propria terra eppure non senza punti di riferimento. Uno c’è: Messi.
Il bambino taglia un sacchetto di plastica con le strisce azzurre, la bandiera dell’Argentina è già fatta, lui ci scrive il nome del Pallone d’oro, ci aggiunge il numero 10 bello carico e la indossa come fosse una pettorina, come fosse un documento di riconoscimento. Qualcuno lo fotografa, con la testa bassa e il capello rasato, con quei nodi di plastica che tirano sul maglione pesante e lo tengono legato alla realtà, ancorato.
Il vero Messi ha visto il Messi iracheno e vuole sapere chi è, la rete lo cerca. Di sicuro non è il solo ragazzino in difficoltà, di certo non è l’unico che si appende a Leo Messi per credere ancora nei sogni, però quella maglia non riciclabile usata come seconda pelle è un grido che si sente. Buca la disperazione. Viaggia per il mondo con la stessa rapidità di una magia del Messi reale. E forse il Messi di plastica cercava proprio questo: una magia per sperare nel futuro.
Fonte: La Stampa

